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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 36
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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E chi ritiene che queste cose siano dette utilmente, ma teme che, lasciandosi persuadere da esse, violi il trattato, sappia che la sua paura, forte com'è, spaventerà di più i nemici, mentre il coraggio, se non ci accoglie, sarà debole e meno temibile davanti a nemici forti, e insieme sappia che ora non delibera tanto su Corcira quanto su Atene stessa, e che non provvede al meglio per essa se, guardando al presente riguardo a una guerra futura e ormai imminente, esita ad accogliere un territorio che si acquista e si contende in circostanze decisive. Essa infatti si trova bene sulla rotta per l'Italia e la Sicilia, così da impedire che di là arrivi una flotta ai Peloponnesiaci e da permettere di mandare di qui una flotta verso quelle terre, ed è vantaggiosissima anche per il resto. In brevissima sintesi, sia nell'insieme sia nei particolari, potreste capire da questo perché non dovreste abbandonarci: le flotte greche degne di nota sono tre, la vostra, la nostra e quella dei Corinzi; e se permetterete che due di queste si uniscano e i Corinzi ci sottomettano prima, combatterete per mare insieme contro Corciresi e Peloponnesiaci, mentre accogliendoci potrete contrastarli con più navi, unite alle nostre. Questo dissero i Corciresi, e dopo di loro i Corinzi parlarono così.
’Καὶ ὅτῳ τάδε ξυμφέροντα μὲν δοκεῖ λέγεσθαι, φοβεῖται δὲ μὴ δι’ αὐτὰ πειθόμενος τὰς σπονδὰς λύσῃ, γνώτω τὸ μὲν δεδιὸς αὐτοῦ ἰσχὺν ἔχον τοὺς ἐναντίους μᾶλλον φοβῆσον, τὸ δὲ θαρσοῦν μὴ δεξαμένου ἀσθενὲς ὂν πρὸς ἰσχύοντας τοὺς ἐχθροὺς ἀδεέστερον ἐσόμενον, καὶ ἅμα οὐ περὶ τῆς Κερκύρας νῦν τὸ πλέον ἢ καὶ τῶν Ἀθηνῶν βουλευόμενος, καὶ οὐ τὰ κράτιστα αὐταῖς προνοῶν, ὅταν ἐς τὸν μέλλοντα καὶ ὅσον οὐ παρόντα πόλεμον τὸ αὐτίκα περισκοπῶν ἐνδοιάζῃ χωρίον προσλαβεῖν ὃ μετὰ μεγίστων καιρῶν οἰκειοῦταί τε καὶ πολεμοῦται. τῆς τε γὰρ Ἰταλίας καὶ Σικελίας καλῶς παράπλου κεῖται, ὥστε μήτε ἐκεῖθεν ναυτικὸν ἐᾶσαι Πελοποννησίοις ἐπελθεῖν τό τε ἐνθένδε πρὸς τἀκεῖ παραπέμψαι, καὶ ἐς τἆλλα ξυμφορώτατόν ἐστιν. βραχυτάτῳ δ’ ἂν κεφαλαίῳ, τοῖς τε ξύμπασι καὶ καθ’ ἕκαστον, τῷδ’ ἂν μὴ προέσθαι ἡμᾶς μάθοιτε· τρία μὲν ὄντα λόγου ἄξια τοῖς Ἕλλησι ναυτικά, τὸ παρ’ ὑμῖν καὶ τὸ ἡμέτερον καὶ τὸ Κορινθίων· τούτων δὲ εἰ περιόψεσθε τὰ δύο ἐς ταὐτὸν ἐλθεῖν καὶ Κορίνθιοι ἡμᾶς προκαταλήψονται, Κερκυραίοις τε καὶ Πελοποννησίοις ἅμα ναυμαχήσετε, δεξάμενοι δὲ ἡμᾶς ἕξετε πρὸς αὐτοὺς πλείοσι ναυσὶ ταῖς ἡμετέραις ἀγωνίζεσθαι.’ τοιαῦτα μὲν οἱ Κερκυραῖοι εἶπον· οἱ δὲ Κορίνθιοι μετ’ αὐτοὺς τοιάδε.
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