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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 37
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Poiché questi Corciresi hanno rivolto il discorso non solo alla loro accoglienza, ma anche a sostenere che noi commettiamo ingiustizia e che essi sono ingiustamente attaccati, è necessario che anche noi, ricordando entrambi i punti, procediamo così al resto del discorso, affinché conosciate con maggior sicurezza la nostra pretesa e non respingiate senza riflettere la loro richiesta. Essi dicono di non aver mai stretto un'alleanza per prudenza; ma lo fecero per malizia, non per virtù, non volendo avere né un alleato né un testimone delle loro ingiustizie, né vergognarsi chiedendo aiuto. E la loro città, situata in una posizione autosufficiente, li rende giudici di chi danneggiano piuttosto che soggetti a trattati, poiché essi navigano pochissimo verso gli altri, mentre accolgono soprattutto gli altri che vi approdano per necessità. E questo loro rifiuto di trattati, con la bella scusa, non lo pongono per non commettere ingiustizia insieme ad altri, ma per fare ingiustizia da soli, e per usare violenza dove hanno il sopravvento, per approfittare dove passano inosservati, e per non vergognarsi se guadagnano qualcosa; Eppure, se fossero uomini onesti, come dicono, tanto più erano al riparo dai vicini, tanto più potevano mostrare la loro virtù in modo evidente, dando e ricevendo ciò che è giusto.
’Ἀναγκαῖον Κερκυραίων τῶνδε οὐ μόνον περὶ τοῦ δέξασθαι σφᾶς τὸν λόγον ποιησαμένων, ἀλλ’ ὡς καὶ ἡμεῖς τε ἀδικοῦμεν καὶ αὐτοὶ οὐκ εἰκότως πολεμοῦνται, μνησθέντας πρῶτον καὶ ἡμᾶς περὶ ἀμφοτέρων οὕτω καὶ ἐπὶ τὸν ἄλλον λόγον ἰέναι, ἵνα τὴν ἀφ’ ἡμῶν τε ἀξίωσιν ἀσφαλέστερον προειδῆτε καὶ τὴν τῶνδε χρείαν μὴ ἀλογίστως ἀπώσησθε. ’Φασὶ δὲ ξυμμαχίαν διὰ τὸ σῶφρον οὐδενός πω δέξασθαι· τὸ δ’ ἐπὶ κακουργίᾳ καὶ οὐκ ἀρετῇ ἐπετήδευσαν, ξύμμαχόν τε οὐδένα βουλόμενοι πρὸς τἀδικήματα οὐδὲ μάρτυρα ἔχειν οὔτε παρακαλοῦντες αἰσχύνεσθαι. καὶ ἡ πόλις αὐτῶν ἅμα αὐτάρκη θέσιν κειμένη παρέχει αὐτοὺς δικαστὰς ὧν βλάπτουσί τινα μᾶλλον ἢ κατὰ ξυνθήκας γίγνεσθαι, διὰ τὸ ἥκιστα ἐπὶ τοὺς πέλας ἐκπλέοντας μάλιστα τοὺς ἄλλους ἀνάγκῃ καταίροντας δέχεσθαι. καὶ τοῦτο τὸ εὐπρεπὲς ἄσπονδον οὐχ ἵνα μὴ ξυναδικῶσιν ἑτέροις προβέβληνται, ἀλλ’ ὅπως κατὰ μόνας ἀδικῶσι καὶ ὅπως ἐν ᾧ μὲν ἂν κρατῶσι βιάζωνται, οὗ δ’ ἂν λάθωσι πλέον ἔχωσιν, ἢν δέ πού τι προσλάβωσιν ἀναισχυντῶσιν· καίτοι εἰ ἦσαν ἄνδρες, ὥσπερ φασίν, ἀγαθοί, ὅσῳ ἀληπτότεροι ἦσαν τοῖς πέλας, τόσῳ δὲ φανερωτέραν ἐξῆν αὐτοῖς τὴν ἀρετὴν διδοῦσι καὶ δεχομένοις τὰ δίκαια δεικνύναι.
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