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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 50
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Poiché ci fu la rotta, i Corinzi non trascinavano via, legandole, le navi che avevano affondato, ma si rivolsero contro gli uomini per ucciderli, passando in mezzo a loro piuttosto che farli prigionieri, e uccidevano senza accorgersene anche i propri amici, non essendosi resi conto che erano stati sconfitti quelli dell'ala destra. Poiché infatti le navi di entrambi gli schieramenti erano molte e occupavano gran parte del mare, quando si mescolarono tra loro non era facile distinguere chi vincesse e chi fosse vinto. Questa infatti fu, per numero di navi, la più grande battaglia navale tra Greci contro Greci avvenuta fino allora. Poiché i Corinzi ebbero inseguito i Corciresi fino a terra, si rivolsero ai relitti e ai propri morti, e ne recuperarono la maggior parte in modo da trasportarli a Sibota, dove era venuto in loro soccorso l'esercito di terra dei barbari. Sibota è un porto deserto della Tesprozia. Fatto questo, radunatisi di nuovo, salparono contro i Corciresi. Questi, con le navi ancora in grado di navigare e quante restavano insieme alle navi attiche, salparono a loro volta contro di essi, temendo che tentassero di sbarcare sulla loro terra. Era ormai tardi e per loro era già stato intonato il peana per l'assalto, quando i Corinzi improvvisamente cominciarono a remare all'indietro, avendo scorto venti navi ateniesi in avvicinamento, quelle che gli Ateniesi avevano inviato più tardi come rinforzo oltre alle dieci, temendo, come poi accadde, che i Corciresi fossero sconfitti e che le loro dieci navi fossero troppo poche per difenderli.
Τῆς δὲ τροπῆς γενομένης οἱ Κορίνθιοι τὰ σκάφη μὲν οὐχ εἷλκον ἀναδούμενοι τῶν νεῶν ἃς καταδύσειαν, πρὸς δὲ τοὺς ἀνθρώπους ἐτράποντο φονεύειν διεκπλέοντες μᾶλλον ἢ ζωγρεῖν, τούς τε αὑτῶν φίλους, οὐκ ᾐσθημένοι ὅτι ἥσσηντο οἱ ἐπὶ τῷ δεξιῷ κέρᾳ, ἀγνοοῦντες ἔκτεινον. πολλῶν γὰρ νεῶν οὐσῶν ἀμφοτέρων καὶ ἐπὶ πολὺ τῆς θαλάσσης ἐπεχουσῶν, ἐπειδὴ ξυνέμειξαν ἀλλήλοις, οὐ ῥᾳδίως τὴν διάγνωσιν ἐποιοῦντο ὁποῖοι ἐκράτουν ἢ ἐκρατοῦντο· ναυμαχία γὰρ αὕτη Ἕλλησι πρὸς Ἕλληνας νεῶν πλήθει μεγίστη δὴ τῶν πρὸ αὑτῆς γεγένηται. ἐπειδὴ δὲ κατεδίωξαν τοὺς Κερκυραίους οἱ Κορίνθιοι ἐς τὴν γῆν, πρὸς τὰ ναυάγια καὶ τοὺς νεκροὺς τοὺς σφετέρους ἐτράποντο, καὶ τῶν πλείστων ἐκράτησαν ὥστε προσκομίσαι πρὸς τὰ Σύβοτα, οἷ αὐτοῖς ὁ κατὰ γῆν στρατὸς τῶν βαρβάρων προσεβεβοηθήκει· ἔστι δὲ τὰ Σύβοτα τῆς Θεσπρωτίδος λιμὴν ἐρῆμος. τοῦτο δὲ ποιήσαντες αὖθις ἁθροισθέντες ἐπέπλεον τοῖς Κερκυραίοις. οἱ δὲ ταῖς πλωίμοις καὶ ὅσαι ἦσαν λοιπαὶ μετὰ τῶν Ἀττικῶν νεῶν καὶ αὐτοὶ ἀντεπέπλεον, δείσαντες μὴ ἐς τὴν γῆν σφῶν πειρῶσιν ἀποβαίνειν. ἤδη δὲ ἦν ὀψὲ καὶ ἐπεπαιάνιστο αὐτοῖς ὡς ἐς ἐπίπλουν, καὶ οἱ Κορίνθιοι ἐξαπίνης πρύμναν ἐκρούοντο κατιδόντες εἴκοσι ναῦς Ἀθηναίων προσπλεούσας, ἃς ὕστερον τῶν δέκα βοηθοὺς ἐξέπεμψαν οἱ Ἀθηναῖοι, δείσαντες, ὅπερ ἐγένετο, μὴ νικηθῶσιν οἱ Κερκυραῖοι καὶ αἱ σφέτεραι δέκα νῆες ὀλίγαι ἀμύνειν ὦσιν.
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