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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 68
Traduzione a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
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La fiducia che regna nel vostro sistema politico e nei vostri rapporti reciproci, o Spartani, vi rende più diffidenti verso gli altri quando diciamo qualcosa. E per questo avete moderazione, ma verso gli affari esterni vi comportate con più ignoranza. Molte volte infatti, mentre noi predicevamo i danni che avremmo subito dagli Ateniesi, non prestavate ogni volta attenzione a ciò che vi spiegavamo, ma sospettavate piuttosto che chi parlava lo facesse per i propri interessi privati. E per questo motivo non prima di subire il danno, ma solo ora che siamo nei fatti, avete convocato questi alleati, tra i quali spetta anche a noi, non da ultimo, parlare, dato che abbiamo le accuse più gravi, oltraggiati dagli Ateniesi e trascurati da voi. E se gli Ateniesi, restando in qualche modo oscuri, facessero torto alla Grecia, ci sarebbe bisogno di spiegazioni, come a chi non sa. Ma ora che bisogno c'è di parlare a lungo, quando vedete alcuni già ridotti in schiavitù da loro, e altri minacciati da loro, non da ultimo i nostri alleati, e pronti da tempo, nel caso finiscano per combattere? Altrimenti non avrebbero preso Corcira con la forza e la tratterrebbero contro di noi, né assedierebbero Potidea, città l'una utilissima per operare verso la Tracia, l'altra capace di fornire ai Peloponnesiaci la flotta più grande.
’Τὸ πιστὸν ὑμᾶς, ὦ Λακεδαιμόνιοι, τῆς καθ’ ὑμᾶς αὐτοὺς πολιτείας καὶ ὁμιλίας ἀπιστοτέρους ἐς τοὺς ἄλλους ἤν τι λέγωμεν καθίστησιν· καὶ ἀπ’ αὐτοῦ σωφροσύνην μὲν ἔχετε, ἀμαθίᾳ δὲ πλέονι πρὸς τὰ ἔξω πράγματα χρῆσθε. πολλάκις γὰρ προαγορευόντων ἡμῶν ἃ ἐμέλλομεν ὑπὸ Ἀθηναίων βλάπτεσθαι, οὐ περὶ ὧν ἐδιδάσκομεν ἑκάστοτε τὴν μάθησιν ἐποιεῖσθε, ἀλλὰ τῶν λεγόντων μᾶλλον ὑπενοεῖτε ὡς ἕνεκα τῶν αὑτοῖς ἰδίᾳ διαφόρων λέγουσιν· καὶ δι’ αὐτὸ οὐ πρὶν πάσχειν, ἀλλ’ ἐπειδὴ ἐν τῷ ἔργῳ ἐσμέν, τοὺς ξυμμάχους τούσδε παρεκαλέσατε, ἐν οἷς προσήκει ἡμᾶς οὐχ ἥκιστα εἰπεῖν, ὅσῳ καὶ μέγιστα ἐγκλήματα ἔχομεν ὑπὸ μὲν Ἀθηναίων ὑβριζόμενοι, ὑπὸ δὲ ὑμῶν ἀμελούμενοι. ’Καὶ εἰ μὲν ἀφανεῖς που ὄντες ἠδίκουν τὴν Ἑλλάδα, διδασκαλίας ἂν ὡς οὐκ εἰδόσι προσέδει· νῦν δὲ τί δεῖ μακρηγορεῖν, ὧν τοὺς μὲν δεδουλωμένους ὁρᾶτε, τοῖς δὲ ἐπιβουλεύοντας αὐτούς, καὶ οὐχ ἥκιστα τοῖς ἡμετέροις ξυμμάχοις, καὶ ἐκ πολλοῦ προπαρεσκευασμένους, εἴ ποτε ἄρα πολεμήσονται; οὐ γὰρ ἂν Κέρκυράν τε ὑπολαβόντες βίᾳ ἡμῶν εἶχον καὶ Ποτείδαιαν ἐπολιόρκουν, ὧν τὸ μὲν ἐπικαιρότατον χωρίον πρὸς τὰ ἐπὶ Θρᾴκης ἀποχρῆσθαι, ἡ δὲ ναυτικὸν ἂν μέγιστον παρέσχε Πελοποννησίοις.
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