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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 69
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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E di questo siete voi i responsabili, per aver lasciato prima che essi rafforzassero la città dopo le guerre persiane e poi innalzassero le lunghe mura, e per privare finora sempre della libertà non solo quelli da loro ridotti in schiavitù, ma anche ormai i vostri stessi alleati. Non è infatti chi ha ridotto in schiavitù, ma chi, potendo impedirlo, lascia correre, a compiere davvero questa colpa, se davvero si conquista fama di virtù come liberatore della Grecia. A stento ci siamo riuniti ora, e nemmeno ora per fatti chiari. Bisognerebbe infatti non stare ancora a considerare se subiamo un torto, ma in che modo ci difenderemo. Chi agisce, avendo già deliberato, muove contro chi non ha ancora deciso, senza indugio. E noi sappiamo con quale metodo procedono gli Ateniesi, e che avanzano poco a poco contro i vicini. Finché credono di passare inosservati per la vostra insensibilità sono meno audaci, ma quando capiranno che voi, pur sapendo, lasciate correre, incalzeranno con forza. Voi infatti restate inerti, soli tra i Greci, o Spartani, difendendovi non con la forza ma con l'indugio, e soli abbattete l'espansione dei nemici non appena inizia, ma quando è già raddoppiata. Eppure si diceva che foste affidabili, ma a quanto pare in voi la fama superava i fatti. Noi stessi sappiamo che il Persiano arrivò nel Peloponneso dai confini della terra prima che voi gli andaste incontro come si conveniva, e ora lasciate correre gli Ateniesi non lontani, come quello, ma vicini, e preferite difendervi da chi vi assale, invece di andare voi incontro, e mettervi alla prova contro avversari molto più forti, pur sapendo che anche il barbaro fallì per lo più per colpa propria, e che noi stessi, contro gli stessi Ateniesi, ci siamo salvati spesso più per i loro errori che per il vostro soccorso, dato che le vostre speranze hanno già rovinato alcuni, colti impreparati proprio per averci creduto. E nessuno di voi pensi che queste parole siano dette per ostilità più che per rimprovero: il rimprovero infatti è tra amici che sbagliano, l'accusa invece tra nemici che hanno fatto torto.
καὶ τῶνδε ὑμεῖς αἴτιοι, τό τε πρῶτον ἐάσαντες αὐτοὺς τὴν πόλιν μετὰ τὰ Μηδικὰ κρατῦναι καὶ ὕστερον τὰ μακρὰ στῆσαι τείχη, ἐς τόδε τε αἰεὶ ἀποστεροῦντες οὐ μόνον τοὺς ὑπ’ ἐκείνων δεδουλωμένους ἐλευθερίας, ἀλλὰ καὶ τοὺς ὑμετέρους ἤδη ξυμμάχους· οὐ γὰρ ὁ δουλωσάμενος, ἀλλ’ ὁ δυνάμενος μὲν παῦσαι περιορῶν δὲ ἀληθέστερον αὐτὸ δρᾷ, εἴπερ καὶ τὴν ἀξίωσιν τῆς ἀρετῆς ὡς ἐλευθερῶν τὴν Ἑλλάδα φέρεται. μόλις δὲ νῦν γε ξυνήλθομεν καὶ οὐδὲ νῦν ἐπὶ φανεροῖς. χρῆν γὰρ οὐκ εἰ ἀδικούμεθα ἔτι σκοπεῖν, ἀλλὰ καθ’ ὅτι ἀμυνούμεθα· οἱ γὰρ δρῶντες βεβουλευμένοι πρὸς οὐ διεγνωκότας ἤδη καὶ οὐ μέλλοντες ἐπέρχονται. καὶ ἐπιστάμεθα οἵᾳ ὁδῷ οἱ Ἀθηναῖοι καὶ ὅτι κατ’ ὀλίγον χωροῦσιν ἐπὶ τοὺς πέλας. καὶ λανθάνειν μὲν οἰόμενοι διὰ τὸ ἀναίσθητον ὑμῶν ἧσσον θαρσοῦσι, γνόντες δὲ εἰδότας περιορᾶν ἰσχυρῶς ἐγκείσονται. ἡσυχάζετε γάρ, μόνοι Ἑλλήνων, ὦ Λακεδαιμόνιοι, οὐ τῇ δυνάμει τινά, ἀλλὰ τῇ μελλήσει ἀμυνόμενοι, καὶ μόνοι οὐκ ἀρχομένην τὴν αὔξησιν τῶν ἐχθρῶν διπλασιουμένην δὲ καταλύοντες. καίτοι ἐλέγεσθε ἀσφαλεῖς εἶναι, ὧν ἄρα ὁ λόγος τοῦ ἔργου ἐκράτει. τόν τε γὰρ Μῆδον αὐτοὶ ἴσμεν ἐκ περάτων γῆς πρότερον ἐπὶ τὴν Πελοπόννησον ἐλθόντα ἢ τὰ παρ’ ὑμῶν ἀξίως προαπαντῆσαι, καὶ νῦν τοὺς Ἀθηναίους οὐχ ἑκάς, ὥσπερ ἐκεῖνον, ἀλλ’ ἐγγὺς ὄντας περιορᾶτε, καὶ ἀντὶ τοῦ ἐπελθεῖν αὐτοὶ ἀμύνεσθαι βούλεσθε μᾶλλον ἐπιόντας, καὶ ἐς τύχας πρὸς πολλῷ δυνατωτέρους ἀγωνιζόμενοι καταστῆναι, ἐπιστάμενοι καὶ τὸν βάρβαρον αὐτὸν περὶ αὑτῷ τὰ πλείω σφαλέντα, καὶ πρὸς αὐτοὺς τοὺς Ἀθηναίους πολλὰ ἡμᾶς ἤδη τοῖς ἁμαρτήμασιν αὐτῶν μᾶλλον ἢ τῇ ἀφ’ ὑμῶν τιμωρίᾳ περιγεγενημένους, ἐπεὶ αἵ γε ὑμέτεραι ἐλπίδες ἤδη τινάς που καὶ ἀπαρασκεύους διὰ τὸ πιστεῦσαι ἔφθειραν. καὶ μηδεὶς ὑμῶν ἐπ’ ἔχθρᾳ τὸ πλέον ἢ αἰτίᾳ νομίσῃ τάδε λέγεσθαι· αἰτία μὲν γὰρ φίλων ἀνδρῶν ἐστὶν ἁμαρτανόντων, κατηγορία δὲ ἐχθρῶν ἀδικησάντων.
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