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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 70
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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E insieme, se mai altri, riteniamo noi degni di rivolgere un rimprovero ai vicini, tanto più ora che le differenze in gioco sono grandi, differenze di cui a noi sembrate non rendervi conto, né avete mai calcolato con quali Ateniesi sarà la vostra lotta, e quanto e in tutto diversi da voi. Essi infatti sono innovatori, rapidi a concepire e rapidi a realizzare nei fatti ciò che hanno deciso. Voi invece siete portati solo a conservare ciò che avete, a non decidere nulla di nuovo e a non arrivare nei fatti nemmeno a ciò che è necessario. Inoltre essi sono audaci anche oltre le proprie forze, arrischiati oltre il calcolo, e pieni di speranza nei pericoli. Il vostro modo invece è agire al di sotto delle vostre forze, non fidarvi nemmeno di ciò che è certo nel giudizio, e credere di non liberarvi mai dai pericoli. E ancora, sono pronti ad agire senza esitazione, mentre voi indugiate, e sono avvezzi a spostarsi mentre voi restate quanto più a lungo in patria. Essi infatti pensano che con l'assenza da casa si possa guadagnare qualcosa, mentre voi pensate che, muovendovi, danneggereste persino ciò che già possedete. Quando vincono i nemici, spingono l'inseguimento al massimo, e quando sono sconfitti, si riprendono nel minor tempo possibile. Inoltre usano il proprio corpo per la città come se fosse il più estraneo, mentre la mente più propria è tutta rivolta ad agire per essa. E ciò che, pur avendo concepito, non riescono a compiere, lo considerano una perdita di cosa già propria, mentre ciò che, agendo, ottengono, lo trattano come poco rispetto a quanto realizzeranno in futuro. E se mai falliscono in qualche tentativo, sperando in altro colmano subito la mancanza. Sono infatti gli unici a possedere allo stesso modo in cui sperano ciò che hanno concepito, perché eseguono rapidamente ciò che hanno deciso. E tutto questo lo compiono con fatiche e pericoli per tutta la vita, e godono pochissimo di ciò che hanno perché sempre acquistano di nuovo, e non considerano festa nient'altro che fare ciò che è necessario, e giudicano una disgrazia non meno l'ozio inattivo che l'attività faticosa. Sicché, se qualcuno, riassumendo, dicesse che sono nati per non stare mai in pace loro stessi né lasciare in pace gli altri uomini, direbbe il vero.
’Καὶ ἅμα, εἴπερ τινὲς καὶ ἄλλοι, ἄξιοι νομίζομεν εἶναι τοῖς πέλας ψόγον ἐπενεγκεῖν, ἄλλως τε καὶ μεγάλων τῶν διαφερόντων καθεστώτων, περὶ ὧν οὐκ αἰσθάνεσθαι ἡμῖν γε δοκεῖτε, οὐδ’ ἐκλογίσασθαι πώποτε πρὸς οἵους ὑμῖν Ἀθηναίους ὄντας καὶ ὅσον ὑμῶν καὶ ὡς πᾶν διαφέροντας ὁ ἀγὼν ἔσται. οἱ μέν γε νεωτεροποιοὶ καὶ ἐπινοῆσαι ὀξεῖς καὶ ἐπιτελέσαι ἔργῳ ἃ ἂν γνῶσιν· ὑμεῖς δὲ τὰ ὑπάρχοντά τε σῴζειν καὶ ἐπιγνῶναι μηδὲν καὶ ἔργῳ οὐδὲ τἀναγκαῖα ἐξικέσθαι. αὖθις δὲ οἱ μὲν καὶ παρὰ δύναμιν τολμηταὶ καὶ παρὰ γνώμην κινδυνευταὶ καὶ ἐν τοῖς δεινοῖς εὐέλπιδες· τὸ δὲ ὑμέτερον τῆς τε δυνάμεως ἐνδεᾶ πρᾶξαι τῆς τε γνώμης μηδὲ τοῖς βεβαίοις πιστεῦσαι τῶν τε δεινῶν μηδέποτε οἴεσθαι ἀπολυθήσεσθαι. καὶ μὴν καὶ ἄοκνοι πρὸς ὑμᾶς μελλητὰς καὶ ἀποδημηταὶ πρὸς ἐνδημοτάτους· οἴονται γὰρ οἱ μὲν τῇ ἀπουσίᾳ ἄν τι κτᾶσθαι, ὑμεῖς δὲ τῷ ἐπελθεῖν καὶ τὰ ἑτοῖμα ἂν βλάψαι. κρατοῦντές τε τῶν ἐχθρῶν ἐπὶ πλεῖστον ἐξέρχονται καὶ νικώμενοι ἐπ’ ἐλάχιστον ἀναπίπτουσιν. ἔτι δὲ τοῖς μὲν σώμασιν ἀλλοτριωτάτοις ὑπὲρ τῆς πόλεως χρῶνται, τῇ δὲ γνώμῃ οἰκειοτάτῃ ἐς τὸ πράσσειν τι ὑπὲρ αὐτῆς. καὶ ἃ μὲν ἂν ἐπινοήσαντες μὴ ἐπεξέλθωσιν, οἰκείων στέρεσθαι ἡγοῦνται, ἃ δ’ ἂν ἐπελθόντες κτήσωνται, ὀλίγα πρὸς τὰ μέλλοντα τυχεῖν πράξαντες. ἢν δ’ ἄρα του καὶ πείρᾳ σφαλῶσιν, ἀντελπίσαντες ἄλλα ἐπλήρωσαν τὴν χρείαν· μόνοι γὰρ ἔχουσί τε ὁμοίως καὶ ἐλπίζουσιν ἃ ἂν ἐπινοήσωσι διὰ τὸ ταχεῖαν τὴν ἐπιχείρησιν ποιεῖσθαι ὧν ἂν γνῶσιν. καὶ ταῦτα μετὰ πόνων πάντα καὶ κινδύνων δι’ ὅλου τοῦ αἰῶνος μοχθοῦσι, καὶ ἀπολαύουσιν ἐλάχιστα τῶν ὑπαρχόντων διὰ τὸ αἰεὶ κτᾶσθαι καὶ μήτε ἑορτὴν ἄλλο τι ἡγεῖσθαι ἢ τὸ τὰ δέοντα πρᾶξαι ξυμφοράν τε οὐχ ἧσσον ἡσυχίαν ἀπράγμονα ἢ ἀσχολίαν ἐπίπονον· ὥστε εἴ τις αὐτοὺς ξυνελὼν φαίη πεφυκέναι ἐπὶ τῷ μήτε αὐτοὺς ἔχειν ἡσυχίαν μήτε τοὺς ἄλλους ἀνθρώπους ἐᾶν, ὀρθῶς ἂν εἴποι.
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