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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 71
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Ma con una città simile di fronte, o Spartani, voi indugiate, e pensate che la quiete a lungo termine convenga proprio a quegli uomini che, pur agendo con giustizia nei preparativi, mostrano nell'intenzione, se subiscono un torto, di non tollerarlo; voi invece distribuite equità nel non recare danno agli altri e nel non farvi danneggiare difendendovi. A stento otterreste questo risultato, pur abitando accanto a una città simile a voi. Ma ora, come abbiamo appena mostrato, i vostri usi sono antiquati rispetto a loro. Ed è necessario che, come in un'arte, prevalgano sempre le novità. E per una città che sta ferma sono ottime le leggi immutabili, ma per chi è costretto ad affrontare molte situazioni c'è bisogno anche di molta capacità di innovare. Per questo motivo le istituzioni ateniesi, grazie alla loro grande esperienza, si sono rinnovate più delle vostre. Fino a questo punto dunque si arresti la vostra lentezza. Ora invece, agli altri e in particolare ai Potideati, come avete promesso, portate soccorso rapidamente, invadendo l'Attica, perché non abbandoniate uomini amici e affini ai nemici più feroci, e non spingiate noi, gli altri, per scoraggiamento, verso qualche altra alleanza. Non commetteremmo alcuna ingiustizia né davanti agli dèi garanti dei giuramenti né davanti agli uomini che capiscono. A infrangere i trattati infatti non sono quelli che, per mancanza di alleati, si rivolgono ad altri, ma quelli che non soccorrono coloro con cui hanno giurato. Se voi vorrete essere solerti, noi resteremo al vostro fianco. Non compiremmo infatti un atto pio se cambiassimo alleanza, né troveremmo altri più affini a noi. Perciò deliberate bene, e cercate di guidare il Peloponneso non peggio di come ve lo consegnarono i vostri padri.
’Ταύτης μέντοι τοιαύτης ἀντικαθεστηκυίας πόλεως, ὦ Λακεδαιμόνιοι, διαμέλλετε καὶ οἴεσθε τὴν ἡσυχίαν οὐ τούτοις τῶν ἀνθρώπων ἐπὶ πλεῖστον ἀρκεῖν οἲ ἂν τῇ μὲν παρασκευῇ δίκαια πράσσωσι, τῇ δὲ γνώμῃ, ἢν ἀδικῶνται, δῆλοι ὦσι μὴ ἐπιτρέψοντες, ἀλλ’ ἐπὶ τῷ μὴ λυπεῖν τε τοὺς ἄλλους καὶ αὐτοὶ ἀμυνόμενοι μὴ βλάπτεσθαι τὸ ἴσον νέμετε. μόλις δ’ ἂν πόλει ὁμοίᾳ παροικοῦντες ἐτυγχάνετε τούτου· νῦν δ’, ὅπερ καὶ ἄρτι ἐδηλώσαμεν, ἀρχαιότροπα ὑμῶν τὰ ἐπιτηδεύματα πρὸς αὐτούς ἐστιν. ἀνάγκη δὲ ὥσπερ τέχνης αἰεὶ τὰ ἐπιγιγνόμενα κρατεῖν· καὶ ἡσυχαζούσῃ μὲν πόλει τὰ ἀκίνητα νόμιμα ἄριστα, πρὸς πολλὰ δὲ ἀναγκαζομένοις ἰέναι πολλῆς καὶ τῆς ἐπιτεχνήσεως δεῖ. δι’ ὅπερ καὶ τὰ τῶν Ἀθηναίων ἀπὸ τῆς πολυπειρίας ἐπὶ πλέον ὑμῶν κεκαίνωται. μέχρι μὲν οὖν τοῦδε ὡρίσθω ὑμῶν ἡ βραδυτής· νῦν δὲ τοῖς τε ἄλλοις καὶ Ποτειδεάταις, ὥσπερ ὑπεδέξασθε, βοηθήσατε κατὰ τάχος ἐσβαλόντες ἐς τὴν Ἀττικήν, ἵνα μὴ ἄνδρας τε φίλους καὶ ξυγγενεῖς τοῖς ἐχθίστοις προῆσθε καὶ ἡμᾶς τοὺς ἄλλους ἀθυμίᾳ πρὸς ἑτέραν τινὰ ξυμμαχίαν τρέψητε. δρῷμεν δ’ ἂν ἄδικον οὐδὲν οὔτε πρὸς θεῶν τῶν ὁρκίων οὔτε πρὸς ἀνθρώπων τῶν αἰσθανομένων· λύουσι γὰρ σπονδὰς οὐχ οἱ δι’ ἐρημίαν ἄλλοις προσιόντες, ἀλλ’ οἱ μὴ βοηθοῦντες οἷς ἂν ξυνομόσωσιν. βουλομένων δὲ ὑμῶν προθύμων εἶναι μενοῦμεν· οὔτε γὰρ ὅσια ἂν ποιοῖμεν μεταβαλλόμενοι οὔτε ξυνηθεστέρους ἂν ἄλλους εὕροιμεν. πρὸς τάδε βουλεύεσθε εὖ καὶ τὴν Πελοπόννησον πειρᾶσθε μὴ ἐλάσσω ἐξηγεῖσθαι ἢ οἱ πατέρες ὑμῖν παρέδοσαν.’
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