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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 74
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Essendo dunque accaduto questo, e mostrandosi chiaramente che le sorti dei Greci dipesero dalle navi, noi vi contribuimmo con tre elementi tra i più utili: il maggior numero di navi, il comandante più intelligente e uno zelo senza esitazioni; quanto alle navi, un po' meno di quattrocento, cioè i due terzi del totale, e come comandante Temistocle, che fu il più responsabile del combattere nello stretto, il che salvò la situazione nel modo più chiaro, e per questo voi lo onoraste come nessun altro straniero mai venuto tra voi; e mostrammo uno zelo di gran lunga il più audace, noi che, poiché nessuno ci soccorreva per terra e già tutti gli altri fino a noi erano ridotti in schiavitù, decidemmo, pur abbandonando la città e distruggendo i nostri beni, di non tradire nemmeno così la causa comune degli alleati rimasti né di divenire inutili a loro disperdendoci, ma di salire sulle navi e affrontare il rischio, senza adirarci perché voi non ci foste venuti in aiuto prima. Sicché diciamo di avervi giovato non meno di quanto abbiamo ricevuto in cambio. Voi infatti veniste in aiuto muovendo da città ancora abitate e per continuare a possederle in futuro, quando temeste soprattutto per voi stessi più che per noi, e non per noi (quando eravamo ancora salvi, infatti, non vi presentaste); noi invece, muovendo da una città che non esisteva più e correndo il rischio per una città la cui speranza era ormai minima, salvammo insieme sia voi in parte sia noi stessi. Se invece ci fossimo prima arresi al Medo per paura della nostra terra, come fecero altri, o se non avessimo poi osato salire sulle navi ritenendoci ormai perduti, non ci sarebbe stato più bisogno che voi combatteste per mare senza navi sufficienti, ma le cose gli sarebbero andate tranquillamente come egli voleva.
τοιούτου μέντοι τούτου ξυμβάντος, καὶ σαφῶς δηλωθέντος ὅτι ἐν ταῖς ναυσὶ τῶν Ἑλλήνων τὰ πράγματα ἐγένετο, τρία τὰ ὠφελιμώτατα ἐς αὐτὸ παρεσχόμεθα, ἀριθμόν τε νεῶν πλεῖστον καὶ ἄνδρα στρατηγὸν ξυνετώτατον καὶ προθυμίαν ἀοκνοτάτην· ναῦς μέν γε ἐς τὰς τετρακοσίας ὀλίγῳ ἐλάσσους τῶν δύο μοιρῶν, Θεμιστοκλέα δὲ ἄρχοντα, ὃς αἰτιώτατος ἐν τῷ στενῷ ναυμαχῆσαι ἐγένετο, ὅπερ σαφέστατα ἔσωσε τὰ πράγματα, καὶ αὐτὸν διὰ τοῦτο ὑμεῖς ἐτιμήσατε μάλιστα δὴ ἄνδρα ξένον τῶν ὡς ὑμᾶς ἐλθόντων· προθυμίαν δὲ καὶ πολὺ τολμηροτάτην ἐδείξαμεν, οἵ γε, ἐπειδὴ ἡμῖν κατὰ γῆν οὐδεὶς ἐβοήθει, τῶν ἄλλων ἤδη μέχρι ἡμῶν δουλευόντων ἠξιώσαμεν ἐκλιπόντες τὴν πόλιν καὶ τὰ οἰκεῖα διαφθείραντες μηδ’ ὣς τὸ τῶν περιλοίπων ξυμμάχων κοινὸν προλιπεῖν μηδὲ σκεδασθέντες ἀχρεῖοι αὐτοῖς γενέσθαι, ἀλλ’ ἐσβάντες ἐς τὰς ναῦς κινδυνεῦσαι καὶ μὴ ὀργισθῆναι ὅτι ἡμῖν οὐ προυτιμωρήσατε. ὥστε φαμὲν οὐχ ἧσσον αὐτοὶ ὠφελῆσαι ὑμᾶς ἢ τυχεῖν τούτου. ὑμεῖς μὲν γὰρ ἀπό τε οἰκουμένων τῶν πόλεων καὶ ἐπὶ τῷ τὸ λοιπὸν νέμεσθαι, ἐπειδὴ ἐδείσατε ὑπὲρ ὑμῶν καὶ οὐχ ἡμῶν τὸ πλέον, ἐβοηθήσατε (ὅτε γοῦν ἦμεν ἔτι σῶοι, οὐ παρεγένεσθε)· ἡμεῖς δὲ ἀπό τε τῆς οὐκ οὔσης ἔτι ὁρμώμενοι καὶ ὑπὲρ τῆς ἐν βραχείᾳ ἐλπίδι οὔσης κινδυνεύοντες ξυνεσώσαμεν ὑμᾶς τε τὸ μέρος καὶ ἡμᾶς αὐτούς. εἰ δὲ προσεχωρήσαμεν πρότερον τῷ Μήδῳ δείσαντες, ὥσπερ καὶ ἄλλοι, περὶ τῇ χώρᾳ, ἢ μὴ ἐτολμήσαμεν ὕστερον ἐσβῆναι ἐς τὰς ναῦς ὡς διεφθαρμένοι, οὐδὲν ἂν ἔδει ἔτι ὑμᾶς μὴ ἔχοντας ναῦς ἱκανὰς ναυμαχεῖν, ἀλλὰ καθ’ ἡσυχίαν ἂν αὐτῷ προυχώρησε τὰ πράγματα ᾗ ἐβούλετο.
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