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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 84
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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E non vergognatevi della lentezza e degli indugi, di cui più ci rimproverano. Se infatti vi affrettaste, finireste più tardi, perché intraprendereste la guerra impreparati; e nello stesso tempo abitiamo sempre una città libera e la più gloriosa. E questo può essere soprattutto un accorto senno di misura; solo per questo infatti non ci esaltiamo nella buona sorte e cediamo meno di altri nelle sciagure; E quanti con lode ci incitano a imprese pericolose, contro ciò che a noi sembra giusto, non ci lasciamo trascinare dal piacere, e se mai qualcuno ci pungesse con biasimo, non per questo, adirati, ci lasciamo persuadere di più. Diventiamo abili in guerra e assennati grazie al nostro ordine, da un lato perché il pudore ha grandissima parte nella misura, e il coraggio nel pudore; assennati poi perché siamo educati con troppo poca dottrina per disprezzare le leggi e con tale severità da non poterle disobbedire, e perché, non essendo troppo intelligenti in cose inutili, biasimando a parole con eleganza i preparativi dei nemici ma agendo poi diversamente nei fatti, riteniamo invece che i pensieri dei vicini siano simili ai nostri, e che le sorti che capitano non si possano distinguere a parole. e sempre ci prepariamo nei fatti come contro nemici ben consigliati; e non bisogna riporre le speranze nel fatto che essi sbaglieranno, ma nel fatto che noi stessi provvediamo con sicurezza. Non bisogna credere che un uomo differisca molto da un altro, ma che sia il migliore chi è educato nelle cose più necessarie.
καὶ τὸ βραδὺ καὶ μέλλον, ὃ μέμφονται μάλιστα ἡμῶν, μὴ αἰσχύνεσθε. σπεύδοντές τε γὰρ σχολαίτερον ἂν παύσαισθε διὰ τὸ ἀπαράσκευοι ἐγχειρεῖν, καὶ ἅμα ἐλευθέραν καὶ εὐδοξοτάτην πόλιν διὰ παντὸς νεμόμεθα. καὶ δύναται μάλιστα σωφροσύνη ἔμφρων τοῦτ’ εἶναι· μόνοι γὰρ δι’ αὐτὸ εὐπραγίαις τε οὐκ ἐξυβρίζομεν καὶ ξυμφοραῖς ἧσσον ἑτέρων εἴκομεν· τῶν τε ξὺν ἐπαίνῳ ἐξοτρυνόντων ἡμᾶς ἐπὶ τὰ δεινὰ παρὰ τὸ δοκοῦν ἡμῖν οὐκ ἐπαιρόμεθα ἡδονῇ, καὶ ἤν τις ἄρα ξὺν κατηγορίᾳ παροξύνῃ, οὐδὲν δὴ μᾶλλον ἀχθεσθέντες ἀνεπείσθημεν. πολεμικοί τε καὶ εὔβουλοι διὰ τὸ εὔκοσμον γιγνόμεθα, τὸ μὲν ὅτι αἰδὼς σωφροσύνης πλεῖστον μετέχει, αἰσχύνης δὲ εὐψυχία, εὔβουλοι δὲ ἀμαθέστερον τῶν νόμων τῆς ὑπεροψίας παιδευόμενοι καὶ ξὺν χαλεπότητι σωφρονέστερον ἢ ὥστε αὐτῶν ἀνηκουστεῖν, καὶ μὴ τὰ ἀχρεῖα ξυνετοὶ ἄγαν ὄντες τὰς τῶν πολεμίων παρασκευὰς λόγῳ καλῶς μεμφόμενοι ἀνομοίως ἔργῳ ἐπεξιέναι, νομίζειν δὲ τάς τε διανοίας τῶν πέλας παραπλησίους εἶναι καὶ τὰς προσπιπτούσας τύχας οὐ λόγῳ διαιρετάς. αἰεὶ δὲ ὡς πρὸς εὖ βουλευομένους τοὺς ἐναντίους ἔργῳ παρασκευαζόμεθα· καὶ οὐκ ἐξ ἐκείνων ὡς ἁμαρτησομένων ἔχειν δεῖ τὰς ἐλπίδας, ἀλλ’ ὡς ἡμῶν αὐτῶν ἀσφαλῶς προνοουμένων. πολύ τε διαφέρειν οὐ δεῖ νομίζειν ἄνθρωπον ἀνθρώπου, κράτιστον δὲ εἶναι ὅστις ἐν τοῖς ἀναγκαιοτάτοις παιδεύεται.
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