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greco · Tucidide · opera integrale
Tucidide · Storie, libro I, capitolo 9
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Agamennone, mi pare, essendo allora il più potente, radunò la spedizione conducendo i pretendenti di Elena non tanto perché vincolati dai giuramenti di Tindareo. Dicono anche quelli dei Peloponnesiaci che hanno ricevuto per tradizione le notizie più sicure dagli antichi, che Pelope per primo, con l'abbondanza di ricchezze che portò dall'Asia presso uomini poveri, procuratosi potenza, ottenne comunque il nome della regione pur essendo straniero, e che in seguito ai discendenti toccò ancora di più: essendo morto Euristeo in Attica per mano degli Eraclidi, ed essendo Atreo fratello di sua madre, e avendogli Euristeo affidato, quando partì in spedizione, Micene e il regno secondo il vincolo di parentela con Atreo (capitava infatti che Atreo fosse in esilio dal padre per la morte di Crisippo), e poiché Euristeo non tornò più, volendo i Micenei stessi, per paura degli Eraclidi e insieme perché sembrava potente e aveva curato il favore del popolo di Micene e di quanti Euristeo governava, che Atreo prendesse il regno, così i Pelopidi divennero più grandi dei Perseidi. Ereditando questi vantaggi, mi pare, ed essendo insieme più forte degli altri anche per la flotta, Agamennone raccolse la spedizione più per timore che per gratitudine. Risulta infatti che egli stesso venne con moltissime navi e ne fornì anche agli Arcadi, come Omero lo ha dichiarato, se questo è prova sufficiente per qualcuno. E nel passo della consegna dello scettro dice che egli regna su molte isole e su tutto Argo: ora, essendo un uomo di terraferma, non avrebbe potuto dominare sulle isole al di fuori di quelle vicine alla costa (che comunque non sarebbero molte), se non avesse posseduto anche una flotta. E anche riguardo a questa spedizione bisogna congetturare quali fossero le cose che la precedettero.
Ἀγαμέμνων τέ μοι δοκεῖ τῶν τότε δυνάμει προύχων καὶ οὐ τοσοῦτον τοῖς Τυνδάρεω ὅρκοις κατειλημμένους τοὺς Ἑλένης μνηστῆρας ἄγων τὸν στόλον ἀγεῖραι. λέγουσι δὲ καὶ οἱ τὰ σαφέστατα Πελοποννησίων μνήμῃ παρὰ τῶν πρότερον δεδεγμένοι Πέλοπά τε πρῶτον πλήθει χρημάτων, ἃ ἦλθεν ἐκ τῆς Ἀσίας ἔχων ἐς ἀνθρώπους ἀπόρους, δύναμιν περιποιησάμενον τὴν ἐπωνυμίαν τῆς χώρας ἔπηλυν ὄντα ὅμως σχεῖν, καὶ ὕστερον τοῖς ἐκγόνοις ἔτι μείζω ξυνενεχθῆναι, Εὐρυσθέως μὲν ἐν τῇ Ἀττικῇ ὑπὸ Ἡρακλειδῶν ἀποθανόντος, Ἀτρέως δὲ μητρὸς ἀδελφοῦ ὄντος αὐτῷ, καὶ ἐπιτρέψαντος Εὐρυσθέως, ὅτ’ ἐστράτευε, Μυκήνας τε καὶ τὴν ἀρχὴν κατὰ τὸ οἰκεῖον Ἀτρεῖ (τυγχάνειν δὲ αὐτὸν φεύγοντα τὸν πατέρα διὰ τὸν Χρυσίππου θάνατον), καὶ ὡς οὐκέτι ἀνεχώρησεν Εὐρυσθεύς, βουλομένων καὶ τῶν Μυκηναίων φόβῳ τῶν Ἡρακλειδῶν καὶ ἅμα δυνατὸν δοκοῦντα εἶναι καὶ τὸ πλῆθος τεθεραπευκότα τῶν Μυκηναίων τε καὶ ὅσων Εὐρυσθεὺς ἦρχε τὴν βασιλείαν Ἀτρέα παραλαβεῖν, καὶ τῶν Περσειδῶν τοὺς Πελοπίδας μείζους καταστῆναι. ἅ μοι δοκεῖ Ἀγαμέμνων παραλαβὼν καὶ ναυτικῷ [τε] ἅμα ἐπὶ πλέον τῶν ἄλλων ἰσχύσας, τὴν στρατείαν οὐ χάριτι τὸ πλέον ἢ φόβῳ ξυναγαγὼν ποιήσασθαι. φαίνεται γὰρ ναυσί τε πλείσταις αὐτὸς ἀφικόμενος καὶ Ἀρκάσι προσπαρασχών, ὡς Ὅμηρος τοῦτο δεδήλωκεν, εἴ τῳ ἱκανὸς τεκμηριῶσαι. καὶ ἐν τοῦ σκήπτρου ἅμα τῇ παραδόσει εἴρηκεν αὐτὸν πολλῇσι νήσοισι καὶ Ἄργεϊ παντὶ ἀνάσσειν· οὐκ ἂν οὖν νήσων ἔξω τῶν περιοικίδων (αὗται δὲ οὐκ ἂν πολλαὶ εἶεν) ἠπειρώτης ὢν ἐκράτει, εἰ μή τι καὶ ναυτικὸν εἶχεν. εἰκάζειν δὲ χρὴ καὶ ταύτῃ τῇ στρατείᾳ οἷα ἦν τὰ πρὸ αὐτῆς.
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