Caricamento…
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di Virgilio
I passi più studiati, con la traduzione accanto. Tocca una parola e si accende la sua resa.
1, 121, 159
Lo stesso padre Giove volle che il cammino della coltivazione non fosse facile, e primo insegnò con l'arte a lavorare i campi, affilando le menti dei mortali con le fatiche, e non permise che il suo regno giacesse nell'inerzia pesante. Prima di Giove nessun agricoltore sottometteva i campi; non era neppure lecito segnare o dividere il terreno con confini: tutto apparteneva a tutti, e la terra stessa, senza che nessuno la richiedesse, produceva di sua volontà più abbondantemente. Giove aggiunse il veleno maligno ai serpenti neri, ordinò ai lupi di fare preda, e mosse il mare; tolse il miele dalle foglie, allontanò il fuoco e ovunque represse i fiumi di vino che scorrevano, affinché l'esperienza continua e la riflessione facessero scaturire gradualmente le diverse arti e la terra rivelasse l'erba del grano nei solchi arati. Allora i fiumi sentirono le prime chiatte scavate; allora il navigante numerò i fasticci e i nomi delle stelle, le Pleiadi, le Iadi e il caro Orsa Maggiore della figlia di Licaone; poi fu inventato l'ingannare le fiere con il laccio e l'inganno della viscida, e circondare i grandi boschi con cani; e un altro già percuote il largo fiume con la fionda lanciata da lontano, un altro tira le reti bagnate nel mare profondo; allora la durezza del ferro e la lama acuta della sega, - perché i primi scindevano il legno divisibile con le zeppe, poi vennero le svariate arti. Il lavoro indefesso vinse ogni cosa e la necessità che incalza nelle difficoltà. Cerere insegnò per prima ai mortali a rivoltare la terra con l'aratro, quando già le ghiande e i frutti dei boschi sacri venivano meno e Dodona negava il nutrimento. Allora si aggiunse la fatica del grano, affinché la ruggine dannosa colpisse gli steli e il cardo pigro tremasse nei campi incolti; la raccolta perisce, nasce la dura silvania, e il loglio sventurato e l'avena sterile dominano tra i raccolti splendenti. Se non perseguiterai senza tregua l'erba con i rastelli continui, e non terrai lontani gli uccelli con il rumore, e non comprimerai con la falce le ombre del campo incolto, e non invocherai la pioggia con preghiere, ahimè, invano contemplerai il grande mucchio di grano altrui, e calmerai la fame nel bosco agitando la quercia.
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