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latino · Apuleio
Apuleio · Metamorfosi
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Apuleio nel Prologo delle Metamorfosi si presenta al lettore, spiegando le ragioni della sua scrittura varia e bilingue. Nel brano il narratore chiede indulgenza per il suo stile misto di elementi greci e latini, promettendo storie meravigliose di trasformazioni umane.
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Ecco, allora, a te intrecerò storie varie in questo linguaggio milesiaco e carezzevole le tue orecchie benevole con dolci sussurri, se solo non disdegnerai di scorrere una pergamena egiziana segnata dall'acuta penna del Nilo, , affinché tu ammiri le figure e i destini di uomini trasformati in altre sembianze e nuovamente in se stessi ricondotti da un mutamento reciproco. Inizio. «Chi è costui?» Sapilo in poche parole. Le terre dell'Imetto attico, dell'Istmo efireo e del Tenaro spartano, felici campi eternamente celebrati in libri ancora più felici, sono la mia antica stirpe; lì appresi la lingua attica nei primi anni di scuola. Successivamente giunto come straniero nella città del Lazio, affrontai con fatica la lingua quirita nativa, senza maestro alcuno che mi precedesse, e la perfezionai. Ecco che prima preghiamo perdono, se qualcosa nel discorso straniero o forense sarà offensivo per chi parla rudemente. Questo stesso mutamento della voce già corrisponde al stile desiderabile della scienza versatile cui abbiamo attinto. Iniziamo una storia greca. Lettore, ascolta: gioirai.
At ego tibi sermone isto Milesio varias fabulas conseram auresque tuas benivolas lepido susurro permulceam — modo si papyrum Aegyptiam argutia Nilotici calami inscriptam non spreveris inspicere —, figuras fortunasque hominum in alias imagines conversas et in se rursus mutuo nexu refectas ut mireris. Exordior. "Quis ille?" Paucis accipe. Hymettos Attica et Isthmos Ephyrea et Taenaros Spartiatica, glebae felices aeternum libris felicioribus conditae, mea vetus prosapia est; ibi linguam Atthidem primis pueritiae stipendiis merui. Mox in urbe Latia advena studiorum Quiritium indigenam sermonem aerumnabili labore nullo magistro praeeunte aggressus excolui. En ecce praefamur veniam, siquid exotici ac forensis sermonis rudis locutor offendero. Iam haec equidem ipsa vocis immutatio desultoriae scientiae stilo quem accessimus respondet. Fabulam Graecanicam incipimus. Lector intende: laetaberis.
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Ecco, allora, a te intrecerò storie varie in questo linguaggio milesiaco e carezzevole le tue orecchie benevole con dolci sussurri, se solo non disdegnerai di scorrere una pergamena egiziana segnata dall'acuta penna del Nilo, , affinché tu ammiri le figure e i destini di uomini trasformati in altre sembianze e nuovamente in se stessi ricondotti da un mutamento reciproco. È l'inizio della versione di Apuleio, Metamorfosi apuleio.
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