Caricamento…
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di Apuleio
I passi più studiati, con la traduzione accanto. Tocca una parola e si accende la sua resa.
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Ecco, allora, a te intrecerò storie varie in questo linguaggio milesiaco e carezzevole le tue orecchie benevole con dolci sussurri, se solo non disdegnerai di scorrere una pergamena egiziana segnata dall'acuta penna del Nilo, , affinché tu ammiri le figure e i destini di uomini trasformati in altre sembianze e nuovamente in se stessi ricondotti da un mutamento reciproco. Inizio. «Chi è costui?» Sapilo in poche parole. Le terre dell'Imetto attico, dell'Istmo efireo e del Tenaro spartano, felici campi eternamente celebrati in libri ancora più felici, sono la mia antica stirpe; lì appresi la lingua attica nei primi anni di scuola. Successivamente giunto come straniero nella città del Lazio, affrontai con fatica la lingua quirita nativa, senza maestro alcuno che mi precedesse, e la perfezionai. Ecco che prima preghiamo perdono, se qualcosa nel discorso straniero o forense sarà offensivo per chi parla rudemente. Questo stesso mutamento della voce già corrisponde al stile desiderabile della scienza versatile cui abbiamo attinto. Iniziamo una storia greca. Lettore, ascolta: gioirai.
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In una certa città c'erano un re e una regina. Questi avevano tre figlie notevoli per bellezza, ma le maggiori di età, sebbene di aspetto assai gradevole, si riteneva potessero comunque essere celebrate adeguatamente con lodi umane, invece la puella più giovane possedeva una bellezza così straordinaria e così eccelsa che non poteva essere espressa, né nemmeno sufficientemente lodata dalla povertà del linguaggio umano. Molti cittadini e numerosi stranieri, che una voce di straordinario spettacolo aveva radunato con interessato affollamento, stupefatti dall'ammirazione di una bellezza inaccessibile, portavano la mano ai loro labbri e, tenendo il dito indice diritto con il pollice eretto, la veneravano come la stessa dea Venere con adorazioni religiose. E già la fama aveva pervaso le città vicine e le regioni limitrofe che una dea, generata dal blu profondo del mare e allevata dalla rugiada dei flutti schiumosi, conversava di mezzo ai popoli, o che certamente da un nuovo germe di stelle celesti non era nata nei mari, ma sulla terra una Venere nuova fornita del fiore della verginità.
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