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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro I, capitolo 11
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Gli Elvezi avevano ormai fatto passare le loro truppe attraverso i passaggi stretti e il territorio dei Sequani, erano giunti nel territorio degli Edui e ne devastavano i campi. Gli Edui, non potendo difendere se stessi e i propri beni da loro, mandano ambasciatori a Cesare a chiedere aiuto: dicevano di aver sempre così ben meritato del popolo romano da non dover subire, quasi sotto gli occhi del nostro esercito, la devastazione dei campi, la deportazione in schiavitù dei loro figli, l'espugnazione delle città. Nello stesso momento in cui gli Edui mandavano gli ambasciatori, anche gli Ambarri, parenti stretti e consanguinei degli Edui, informano Cesare che, devastati i loro campi, non riescono facilmente a tenere lontana dalle città la violenza dei nemici. Allo stesso modo gli Allobrogi, che avevano villaggi e proprietà al di là del Rodano, si rifugiano in fuga presso Cesare e dimostrano che non resta loro nulla se non il nudo suolo dei campi. Spinto da questi fatti, Cesare decise di non dover aspettare che, consumate tutte le risorse degli alleati, gli Elvezi giungessero nel territorio dei Santoni.
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