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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro I, capitolo 12
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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C'è un fiume, l'Arar, che scorre nel Rodano attraverso il territorio degli Edui e dei Sequani, con una lentezza così incredibile che non si può giudicare a occhio in quale direzione scorra. Gli Elvezi lo attraversavano con zattere e barche unite insieme. Quando Cesare, informato dagli esploratori, seppe che gli Elvezi avevano già fatto passare tre parti delle loro forze attraverso quel fiume e che la quarta parte restava ancora al di qua del fiume Arar, partito dagli accampamenti verso la terza veglia con tre legioni, giunse a quella parte che non aveva ancora attraversato il fiume. Assalì loro, impacciati e sorpresi, e ne fece a pezzi gran parte; i superstiti si affidarono alla fuga e si nascosero nei boschi vicini. Quel distretto si chiamava Tigurino; infatti l'intero popolo elvetico era diviso in quattro distretti. Questo unico distretto, quando era uscito dalla propria terra, ai tempi dei nostri padri aveva ucciso il console Lucio Cassio e aveva fatto passare sotto il giogo il suo esercito. Così, per caso o per volontà degli dei immortali, quella parte del popolo elvetico che aveva inflitto al popolo romano una così grave sconfitta fu la prima a scontarne la pena. In questo, Cesare vendicò non solo le offese pubbliche ma anche quelle private, poiché i Tigurini, nella stessa battaglia in cui avevano ucciso Cassio, avevano ucciso anche Lucio Pisone, il legato, avo del suocero di Cesare, Lucio Pisone.
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