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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro I, capitolo 15
Traduzione a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
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Il giorno seguente levano il campo da quel luogo. Lo stesso fa Cesare, il quale manda avanti tutta la cavalleria, circa quattromila uomini, che aveva radunato da tutta la provincia e dagli Edui e dai loro alleati, perché vedano verso quali zone i nemici dirigano la marcia. Costoro, inseguendo con troppo ardore la retroguardia, attaccano battaglia con la cavalleria degli Elvezi in un luogo sfavorevole; e pochi dei nostri cadono. Inorgogliti da questa battaglia, poiché con cinquecento cavalieri avevano respinto una moltitudine così grande di cavalieri, gli Elvezi cominciarono a fermarsi più audacemente e a provocare i nostri in battaglia con la retroguardia, di tanto in tanto. Cesare tratteneva i suoi dal combattimento, e per il momento si accontentava di impedire al nemico saccheggi, foraggiamenti e devastazioni. Così marciarono per circa quindici giorni, in modo che tra la retroguardia dei nemici e la nostra avanguardia non ci fosse più distanza di cinque o sei miglia.
Postero die castra ex eo loco movent. Idem facit Caesar equitatumque omnem, ad numerum quattuor milium, quem ex omni provincia et Haeduis atque eorum sociis coactum habebat, praemittit, qui videant quas in partes hostes iter faciant. Qui cupidius novissimum agmen insecuti alieno loco cum equitatu Helvetiorum proelium committunt; et pauci de nostris cadunt. Quo proelio sublati Helvetii, quod quingentis equitibus tantam multitudinem equitum propulerant, audacius subsistere non numquam et novissimo agmine proelio nostros lacessere coeperunt. Caesar suos a proelio continebat, ac satis habebat in praesentia hostem rapinis, pabulationibus populationibusque prohibere. Ita dies circiter XV iter fecerunt uti inter novissimum hostium agmen et nostrum primum non amplius quinis aut senis milibus passuum interesset.
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