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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro I, capitolo 16
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Intanto Cesare chiedeva ogni giorno agli Edui il grano che avevano promesso pubblicamente. Infatti, a causa del freddo (poiché la Gallia si trova sotto le regioni settentrionali, come si è detto prima), non solo il grano nei campi non era maturo, ma non c'era neppure una quantità sufficiente di foraggio. Del grano che aveva fatto trasportare per nave lungo il fiume Arar poteva servirsi ormai meno, perché gli Elvezi, dai quali non voleva allontanarsi, avevano deviato il percorso dall'Arar. Gli Edui tiravano avanti di giorno in giorno: dicevano che il grano veniva raccolto, veniva trasportato, era pronto. Quando si accorse che la cosa si tirava per le lunghe e che si avvicinava il giorno in cui bisognava distribuire il grano ai soldati, convocati i loro capi, di cui aveva un gran numero nell'accampamento, tra questi Diviziaco e Lisco (che era a capo della magistratura suprema che gli Edui chiamano vergobreto, il quale viene eletto ogni anno e ha potere di vita e di morte sui suoi concittadini), li accusa duramente, perché, non potendosi il grano né comprare né prendere dai campi, in un momento così necessario e con i nemici così vicini, non venivano soccorsi da loro, tanto più che era stato indotto in gran parte dalle loro preghiere a intraprendere la guerra e si lamenta ancora più duramente di essere stato abbandonato.
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