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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro I, capitolo 22
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Alla prima luce, mentre la cima del monte era già tenuta da Lucio Labieno, ed egli stesso non distava dal campo dei nemici più di millecinquecento passi, senza che, come seppe poi dai prigionieri, fosse stato scoperto né il suo arrivo né quello di Labieno, Considio accorre da lui a cavallo lanciato al galoppo e dice che il monte, che aveva voluto fosse occupato da Labieno, è tenuto dai nemici: di averlo riconosciuto dalle armi e dalle insegne dei Galli. Cesare ritira le sue truppe sulla collina più vicina e schiera la linea di battaglia. Labieno, come gli era stato ordinato da Cesare di non attaccare battaglia se le sue truppe non fossero state viste vicino al campo dei nemici, in modo che l'assalto contro i nemici avvenisse da ogni parte nello stesso momento, occupato il monte aspettava i nostri e si asteneva dal combattimento. Finalmente, a giorno ormai avanzato, Cesare seppe dagli esploratori che il monte era tenuto dai suoi, che gli Elvezi avevano levato il campo, e che Considio, spaventato dalla paura, gli aveva riferito come visto ciò che non aveva visto. In quel giorno segue i nemici mantenendo la distanza a cui era abituato, e pone il campo a tre miglia dal loro accampamento.
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