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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro I, capitolo 28
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Non appena Cesare lo seppe, ordinò a coloro per il cui territorio erano passati di cercarli e ricondurli, se volevano essere scagionati davanti a lui; una volta ricondotti, li considerò nel numero dei nemici; accolse nella resa tutti gli altri, consegnati ostaggi, armi e disertori. Ordinò agli Elvezi, ai Tulingi e ai Latobrigi di tornare nel loro territorio, da dove erano partiti, e, poiché in patria, perdute tutte le messi, non c'era nulla con cui sopportare la fame, ordinò agli Allobrogi di fornire loro una quantità di grano; ordinò che essi stessi ricostruissero le città e i villaggi che avevano incendiato. Fece ciò soprattutto per questa ragione, perché non volle che quel territorio da cui gli Elvezi erano partiti restasse vuoto, affinché i Germani, che abitano al di là del Reno, per la fertilità dei campi non passassero dal loro territorio nel territorio degli Elvezi e diventassero confinanti con la provincia della Gallia e con gli Allobrogi. Concesse ai Boi, su richiesta degli Edui, poiché erano noti per il loro straordinario valore, di stabilirsi nel loro territorio; ed essi diedero loro dei campi e in seguito li accolsero nella stessa condizione di diritto e di libertà in cui si trovavano loro stessi.
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