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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro I, capitolo 35
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Riferite queste risposte a Cesare, egli mandò di nuovo legati da lui con queste istruzioni: poiché, beneficiato da un così grande favore suo e del popolo romano, essendo stato chiamato durante il proprio consolato re e amico dal senato, gli rendeva questo favore, a lui e al popolo romano, rifiutandosi di venire, pur invitato, a un colloquio, e riteneva di non doversi occupare né informarsi degli affari comuni: queste erano le cose che gli chiedeva: innanzitutto, che non facesse passare oltre il Reno in Gallia altra moltitudine di uomini; poi, che restituisse agli Edui gli ostaggi che aveva, e permettesse ai Sequani di restituire loro, di propria volontà, quelli che essi avevano; e che non offendesse gli Edui con soprusi, né muovesse guerra a loro o ai loro alleati. Se avesse fatto così, ci sarebbe stata una perpetua gratitudine e amicizia con lui, per sé e per il popolo romano; se non l'avesse ottenuto, egli, poiché sotto il consolato di Marco Messala e Marco Pisone il senato aveva decretato che chiunque avesse retto la provincia della Gallia difendesse gli Edui e gli altri amici del popolo romano, per quanto potesse fare senza danno per lo stato, non avrebbe trascurato le offese subite dagli Edui.
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