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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro I, capitolo 46
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Mentre questo avveniva nel colloquio, fu annunciato a Cesare che i cavalieri di Ariovisto si avvicinavano sempre più al tumulo e cavalcavano verso i nostri, scagliando pietre e giavellotti contro i nostri. Cesare pose fine al colloquio, si ritirò presso i suoi e ordinò ai suoi di non scagliare assolutamente nessun'arma contro i nemici. Infatti, pur vedendo che lo scontro fra una legione scelta e la cavalleria si sarebbe svolto senza alcun pericolo, tuttavia non riteneva si dovesse rischiare che, sconfitti i nemici, si potesse dire che erano stati da lui circondati a tradimento durante il colloquio, violando la parola data. Dopo che si diffuse tra la truppa dei soldati con quanta arroganza Ariovisto si fosse comportato nel colloquio, vietando ai Romani tutta la Gallia, e che la sua cavalleria avesse sferrato un attacco contro i nostri, e che questo fatto avesse interrotto il colloquio, un'euforia molto maggiore e una voglia di combattere ancora più grande si accesero nell'esercito.
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