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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro I, capitolo 52
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Cesare mise a capo di ogni legione un legato e il questore, perché ciascuno avesse loro come testimoni del proprio valore; egli stesso attaccò battaglia dall'ala destra, perché aveva notato che quella parte del nemico era la meno salda. Così i nostri, dato il segnale, si lanciarono con impeto contro il nemico e i nemici a loro volta si precipitarono avanti all'improvviso e rapidamente, cosicché non restò il tempo di scagliare i giavellotti contro il nemico. Abbandonati i giavellotti, si combatté da vicino con le spade. Ma i Germani, rapidamente, secondo la loro abitudine, formata la falange, ressero l'urto delle spade. Si trovarono parecchi dei nostri che saltavano dentro la falange, strappavano gli scudi con le mani e colpivano dall'alto. Mentre lo schieramento nemico, all'ala sinistra, era stato respinto e messo in fuga, all'ala destra i nemici, con la loro grande massa, incalzavano con forza la nostra linea. Quando se ne accorse il giovane Publio Crasso, che comandava la cavalleria, poiché era più libero di quelli che si trovavano in mezzo allo schieramento, mandò la terza linea in soccorso dei nostri che erano in difficoltà.
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