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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro I, capitolo 53
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Così la battaglia fu ristabilita, e tutti i nemici voltarono le spalle e non smisero di fuggire finché non giunsero al fiume Reno, a circa cinquanta miglia da quel luogo. Là pochissimi, o fidando nelle proprie forze, tentarono di attraversare a nuoto, o, trovate delle barche, trovarono la salvezza. Fra questi ci fu Ariovisto, che, trovata una piccola imbarcazione legata alla riva, fuggì con essa; tutti gli altri, inseguendoli, i nostri cavalieri li uccisero. Due furono le mogli di Ariovisto, una di nazione sveva, che si era portato via da casa con sé, l'altra norica, sorella del re Voccione, che aveva sposato in Gallia, mandatagli dal fratello: entrambe morirono in quella fuga; due figlie: di queste, una fu uccisa, l'altra fu catturata. Gaio Valerio Procillo, mentre veniva trascinato dai custodi nella fuga legato con tre catene, si imbatté proprio in Cesare, che i nemici inseguivano a cavallo. Questo fatto procurò a Cesare un piacere non minore della vittoria stessa, perché vedeva restituito a sé, strappato dalle mani del nemico, un uomo onestissimo della provincia della Gallia, suo amico e ospite, e la fortuna non aveva diminuito in nulla, con la sua disgrazia, tanta gioia e soddisfazione. Egli raccontava che, presente lui stesso, si era consultato tre volte sulla sua sorte con le sorti, se dovesse essere ucciso subito con il fuoco o riservato per un altro momento: e che, grazie alla sorte, era rimasto incolume. Anche Marco Mezio fu ritrovato e ricondotto da lui.
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