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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro II, capitolo 10
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Cesare, informato da Titurio, fa attraversare il ponte a tutta la cavalleria e ai Numidi di fanteria leggera, ai frombolieri e agli arcieri, e si dirige verso di loro. In quel luogo si combatté aspramente. I nostri assalirono nel fiume i nemici in difficoltà e ne uccisero un gran numero; respinsero con una pioggia di proiettili gli altri, che tentavano di attraversare con grande audacia passando sopra i loro corpi, e uccisero, circondati dalla cavalleria, i primi che erano riusciti a passare. I nemici, quando capirono che la speranza li aveva ingannati sia riguardo all'espugnare la città, sia riguardo all'attraversare il fiume, e videro che i nostri non avanzavano per combattere in un luogo svantaggioso, mentre a loro stessi cominciava a mancare il grano, convocato un consiglio, decisero che la cosa migliore fosse che ciascuno tornasse a casa propria, e che, nei territori di chiunque i Romani avessero per primi condotto l'esercito, tutti accorressero da ogni parte a difenderli, affinché combattessero piuttosto nel proprio territorio che in territorio altrui, e usassero le proprie risorse di grano. A questa decisione, oltre alle altre ragioni, li spinse anche questo motivo: avevano saputo che Diviciaco e gli Edui si stavano avvicinando al territorio dei Bellovaci. Non si poteva persuaderli a indugiare più a lungo e a non portare aiuto ai loro.
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