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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro II, capitolo 11
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Presa questa decisione, usciti dall'accampamento nella seconda veglia con grande frastuono e tumulto, senza alcun ordine né comando preciso, poiché ciascuno cercava per sé il primo posto nel cammino e si affrettava a tornare a casa, fecero sì che la partenza sembrasse simile a una fuga. Appresa subito la cosa tramite gli esploratori, Cesare, temendo un'imboscata, poiché non aveva ancora capito per quale motivo se ne andassero, trattenne l'esercito e la cavalleria nell'accampamento. Al primo mattino, confermata la notizia dagli esploratori, mandò avanti tutta la cavalleria, perché rallentasse la retroguardia. Pose a capo di questi i legati Quinto Pedio e Lucio Aurunculeio Cotta; Ordinò al legato Tito Labieno di seguire con tre legioni. Questi, assaliti gli ultimi e inseguitili per molte miglia, uccisero una grande moltitudine di loro in fuga, mentre quelli all'estremità della colonna, contro cui si era giunti, resistevano e sostenevano con forza l'assalto dei nostri soldati; i primi invece, poiché sembravano lontani dal pericolo e non erano trattenuti da alcuna necessità né comando, uditone il clamore, coi ranghi in subbuglio, riposero tutti la propria salvezza nella fuga. Così, senza alcun pericolo, i nostri ne uccisero una moltitudine tanto grande quanto durò lo spazio del giorno; Al tramonto del sole cessarono di inseguire e si ritirarono nell'accampamento, come era stato ordinato.
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