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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro II, capitolo 9
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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C'era una palude non grande tra il nostro esercito e quello dei nemici. I nemici aspettavano che i nostri l'attraversassero; i nostri invece erano pronti, con le armi, ad assalirli mentre erano impacciati, se l'inizio dell'attraversamento fosse venuto da loro. Nel frattempo si combatteva uno scontro di cavalleria tra le due schiere. Poiché nessuno dei due dava inizio all'attraversamento, essendo lo scontro di cavalleria favorevole ai nostri, Cesare ricondusse i suoi nel campo. I nemici si diressero subito da quel luogo verso il fiume Axona, che, come s'è detto, scorreva dietro al nostro campo. Lì, trovati dei guadi, tentarono di far attraversare parte delle proprie truppe, con l'intento che, se fosse stato possibile, espugnassero il fortino comandato dal legato Quinto Titurio e tagliassero il ponte, oppure, se non ci fossero riusciti, devastassero i campi dei Remi, che ci erano di grande utilità per condurre la guerra, e impedissero ai nostri i rifornimenti.
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