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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro II, capitolo 8
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Cesare, dapprima, sia per il gran numero dei nemici sia per la straordinaria fama del loro valore, decise di astenersi dalla battaglia; tuttavia, ogni giorno, con scontri di cavalleria, metteva alla prova quanto il nemico potesse fare grazie al proprio valore e quanto osassero i nostri. Quando si accorse che i nostri non erano inferiori, scelto un luogo davanti al campo, per natura opportuno e adatto a schierare la schiera (poiché quella collina, dove era stato posto il campo, si elevava leggermente dalla pianura e si estendeva di fronte in larghezza quanto una schiera schierata poteva occupare di spazio, e da entrambi i lati aveva un pendio, mentre sul davanti, degradando dolcemente, tornava a poco a poco verso la pianura), fece scavare da entrambi i lati di quella collina un fossato trasversale di circa quattrocento passi, e alle estremità del fossato pose delle fortificazioni, dove collocò le macchine da guerra, affinché, una volta schierata la linea di battaglia, i nemici, che erano superiori soltanto per numero, non potessero circondare dai fianchi i suoi mentre combattevano. Fatto ciò, lasciate nel campo le due legioni che aveva arruolato di recente, affinché, se ci fosse stato bisogno, potessero essere condotte in aiuto, schierò le restanti sei legioni davanti al campo in ordine di battaglia. Anche i nemici schierarono le proprie truppe, fatte uscire dal campo.
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