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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro II, capitolo 7
Traduzione a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
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In quel momento, nel cuore della notte, Cesare, servendosi delle stesse guide con cui erano giunti i messaggeri di Iccio, manda in soccorso agli assediati i Numidi, i Cretesi arcieri e i frombolieri Baleari; al loro arrivo, ai Remi si aggiunse, insieme alla speranza di difendersi, l'ardore di combattere, mentre ai nemici, per lo stesso motivo, venne meno la speranza di impadronirsi della città. Perciò, dopo essersi fermati per un po' presso la città e aver devastato i campi dei Remi, incendiati tutti i villaggi e gli edifici a cui avevano potuto accedere, si diressero con tutte le forze verso il campo di Cesare e posero l'accampamento a meno di due miglia di distanza; e quell'accampamento, come indicavano il fumo e i fuochi, si estendeva in larghezza per più di otto miglia.
Eo de media nocte Caesar isdem ducibus usus qui nuntii ab Iccio venerant, Numidas et Cretas sagittarios et funditores Baleares subsidio oppidanis mittit; quorum adventu et Remis cum spe defensionis studium propugnandi accessit et hostibus eadem de causa spes potiundi oppidi discessit. Itaque paulisper apud oppidum morati agrosque Remorum depopulati, omnibus vicis aedificiisque quo adire potuerant incensis, ad castra Caesaris omnibus copiis contenderunt et a milibus passuum minus duobus castra posuerunt; quae castra, ut fumo atque ignibus significabatur, amplius milibus passuum VIII latitudinem patebant.
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