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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro II, capitolo 26
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Cesare, avendo visto che anche la settima legione, schierata lì accanto, era pressata dal nemico, esortò i tribuni militari affinché le legioni si riunissero a poco a poco e, voltate le insegne, muovessero contro il nemico. Fatto ciò, poiché gli uni portavano soccorso agli altri e non temevano di essere accerchiati dal nemico voltando le spalle, cominciarono a resistere più audacemente e a combattere con più forza. Intanto i soldati delle due legioni che erano rimaste a guardia dei bagagli nella retroguardia, annunciata la battaglia, accorsi in fretta, venivano avvistati dai nemici sulla sommità del colle, e Tito Labieno, impadronitosi del campo nemico e visto dall'alto che cosa accadeva nel nostro campo, mandò in soccorso ai nostri la decima legione. Questi, avendo saputo dalla fuga dei cavalieri e degli sguatteri in che luogo fosse la situazione e in quale pericolo si trovassero il campo, le legioni e il comandante, non lasciarono nulla di intentato per far presto.
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