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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro II, capitolo 31
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Quando poi videro la torre muoversi e avvicinarsi alle mura, turbati da uno spettacolo così nuovo e insolito, mandarono ambasciatori a Cesare per parlare di pace; questi, parlando in questo modo, dissero di non credere che i Romani facessero guerra senza l'aiuto divino, essi che potevano spostare con tanta rapidità macchine di tale altezza, e che affidavano sé stessi e tutti i propri averi al potere dei Romani. Chiedevano e supplicavano una sola cosa: che se, per la sua clemenza e mitezza, di cui essi stessi avevano sentito parlare da altri, avesse deciso che gli Atuatuci dovevano essere risparmiati, non li privasse delle armi. che quasi tutti i loro vicini erano nemici e invidiavano il loro valore; e che, consegnate le armi, non avrebbero potuto difendersi da loro. Che era preferibile per loro, se fossero stati condotti a quel punto, subire qualsiasi sorte dal popolo romano, piuttosto che essere uccisi tra i tormenti da quelli su cui erano soliti dominare.
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