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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro II, capitolo 5
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Cesare, esortati i Remi e rivolto loro un discorso benevolo, ordinò che tutto il senato si radunasse presso di lui e che i figli dei capi gli fossero condotti come ostaggi. Tutto ciò fu eseguito da loro diligentemente, entro il giorno stabilito. Egli stesso, esortato Diviciaco l'Eduo con insistenza, gli spiega quanto importi per lo stato e per la comune salvezza che le forze nemiche siano tenute divise, per non dover combattere contro una moltitudine così grande in un solo momento. Questo potrebbe accadere, se gli Edui conducessero le proprie truppe nel territorio dei Bellovaci e cominciassero a devastare i loro campi. Dategli queste istruzioni, lo congeda. Dopo aver visto che tutte le truppe dei Belgi, radunate in un solo luogo, venivano verso di lui, e dopo aver saputo dagli esploratori che aveva inviato e dai Remi che ormai non erano più lontane, si affrettò a far attraversare all'esercito il fiume Axona, che scorre agli estremi confini del territorio dei Remi, e lì pose il campo. Questa cosa proteggeva con le rive del fiume un lato dell'accampamento, rendeva sicuro da nemici ciò che stava alle sue spalle, e faceva sì che i rifornimenti potessero essere portati fino a lui senza pericolo dai Remi e dalle altre città. Su quel fiume c'era un ponte. Lì pone un presidio e, dall'altra parte del fiume, lascia il legato Quinto Titurio Sabino con sei coorti; e ordina che il campo sia fortificato, in altezza di dodici piedi, con un vallo e un fossato di diciotto piedi.
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