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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro III, capitolo 18
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Rafforzata questa impressione di paura, sceglie un uomo adatto e scaltro, un Gallo, tra quelli che teneva con sé per aiuto. Con grandi ricompense e promesse lo convince a passare presso i nemici, e gli spiega ciò che vuole che sia fatto. Costui, quando giunse presso di loro come disertore, espone la paura dei Romani, spiega in quali difficoltà sia stretto lo stesso Cesare da parte dei Veneti, e che non manca molto perché la notte seguente Sabino conduca segretamente l'esercito fuori dall'accampamento e parta verso Cesare per portargli aiuto. Quando ciò fu udito, tutti gridano insieme che non si deve lasciar sfuggire l'occasione di condurre bene l'impresa: bisogna marciare verso l'accampamento. Molte cose spingevano i Galli a questa decisione: l'indugio di Sabino nei giorni precedenti, la conferma del disertore, la scarsità di viveri, a cui essi non avevano provveduto con sufficiente cura, la speranza della guerra contro i Veneti, e il fatto che gli uomini credono volentieri ciò che desiderano. Spinti da questi motivi, non lasciano andare Viridovice e gli altri capi dall'assemblea, prima che sia stato concesso loro di prendere le armi e di marciare verso l'accampamento. Concesso ciò, lieti, come se la vittoria fosse certa, raccolti fascine e rami con cui riempire i fossati dei Romani, marciano verso l'accampamento.
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