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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro III, capitolo 21
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Si combatté a lungo e aspramente, perché i Sozi, forti delle vittorie precedenti, ritenevano che nel proprio valore fosse riposta la salvezza di tutta l'Aquitania, mentre i nostri desideravano che si vedesse che cosa potessero fare senza un comandante in capo e senza le altre legioni, sotto la guida di un giovanissimo capo; alla fine, sfiniti dalle ferite, i nemici volsero le spalle. Una volta ucciso un gran numero di essi, Crasso, senza fermare la marcia, cominciò ad assediare la città dei Sozi. Poiché essi resistevano con forza, fece avanzare gallerie mobili e torri d'assedio. Quelli, ora tentando una sortita, ora scavando cunicoli fino all'argine e alle gallerie (in questo gli Aquitani sono di gran lunga i più esperti, perché in molti luoghi presso di loro vi sono miniere e cave), quando capirono che con l'impegno dei nostri nulla si poteva ottenere in questo modo, mandano ambasciatori a Crasso e chiedono che li accolga alla resa.
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