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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro III, capitolo 28
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Nello stesso periodo circa, Cesare, sebbene l'estate fosse ormai quasi finita, tuttavia, poiché, pacificata tutta la Gallia, restavano i Morini e i Menapi, che erano in armi e non gli avevano mai mandato ambasciatori per la pace, ritenendo che quella guerra si potesse concludere rapidamente, condusse là il suo esercito; cominciarono a condurre la guerra in modo assai diverso rispetto agli altri Galli. Infatti, poiché capivano che le popolazioni più grandi, che si erano scontrate in battaglia, erano state respinte e sconfitte, e avevano foreste e paludi continue, vi portarono sé e tutti i loro beni. Quando Cesare giunse all'inizio di quelle foreste e aveva deciso di fortificare il campo, e intanto non si era visto alcun nemico, mentre i nostri erano dispersi nel lavoro, all'improvviso da ogni parte si riversarono fuori dalle foreste e sferrarono un attacco contro i nostri. I nostri presero rapidamente le armi e li respinsero nelle foreste e, uccisone parecchi, inseguendoli più lontano in luoghi più impervi, persero pochi dei loro.
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