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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro III, capitolo 5
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Poiché ormai si combatteva ininterrottamente da più di sei ore, e ai nostri venivano meno non solo le forze ma anche i dardi, e i nemici incalzavano più aspramente e, essendo i nostri ormai spossati, avevano cominciato a smantellare il vallo e a colmare i fossati, e la situazione era ormai portata all'estremo, Publio Sestio Baculo, centurione primipilo, che abbiamo detto essere stato ferito da numerose ferite nella battaglia contro i Nervi, e allo stesso modo Gaio Voluseno, tribuno militare, uomo di grande accortezza e di grande valore, accorrono da Galba e gli dimostrano che c'è una sola speranza di salvezza, se, fatta una sortita, tentassero l'estremo rimedio. Perciò, convocati i centurioni, informa rapidamente i soldati che interrompessero un poco il combattimento e si limitassero a schivare i dardi lanciati e a riprendersi dalla fatica, poi, dato il segnale, facessero una sortita dal campo, e ponessero ogni speranza di salvezza nel coraggio.
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