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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro III, capitolo 6
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Fanno quel che era stato loro ordinato: con un'improvvisa sortita fatta da tutte le porte, non lasciano ai nemici la possibilità di capire che cosa stesse accadendo né di riorganizzarsi. Così, rovesciata la sorte, circondano da ogni parte e catturano quelli che erano venuti nella speranza di impadronirsi dell'accampamento, e di un numero di uomini superiore a trentamila, che risultava essere il numero dei barbari giunti presso l'accampamento, uccisone più di un terzo, mettono in fuga i restanti terrorizzati e non permettono loro di fermarsi nemmeno nei luoghi più elevati. Così, disperse tutte le truppe dei nemici e private delle armi, si ritirano dentro le proprie fortificazioni. Conclusa questa battaglia, poiché Galba non voleva tentare la sorte più spesso e ricordava di essere venuto in quei quartieri d'inverno con un altro proposito, e vedeva che gli si erano presentate altre circostanze, spinto soprattutto dalla mancanza di grano e di rifornimenti, il giorno dopo, incendiati tutti gli edifici di quel villaggio, si affrettò a tornare in provincia e, senza che nessun nemico glielo impedisse o ne ritardasse il cammino, condusse la legione incolume presso i Nantuati, poi presso gli Allobrogi, e lì trascorse l'inverno.
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