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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro III, capitolo 7
Traduzione a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
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Fatte queste cose, poiché Cesare riteneva per ogni ragione che la Gallia fosse pacificata (sconfitti i Belgi, cacciati i Germani, vinti i Seduni nelle Alpi) ed era partito, iniziato appena l'inverno, per l'Illirico, poiché voleva visitare anche quelle genti e conoscerne le regioni, in Gallia scoppiò improvvisamente una guerra. Questa fu la causa di quella guerra. Il giovane Publio Crasso svernava con la settima legione presso il mare Oceano, tra gli Andi. Egli, poiché in quei luoghi c'era scarsità di grano, mandò parecchi prefetti e tribuni militari nelle città vicine in cerca di grano; tra questi vi era Tito Terrasidio, inviato presso gli Esuvi, Marco Trebio Gallo presso i Coriosoliti, Quinto Velanio insieme a Tito Silio presso i Veneti.
His rebus gestis cum omnibus de causis Caesar pacatam Galliam existimaret, [superatis Belgis, expulsis Germanis, victis in Alpibus Sedunis,] atque ita inita hieme in Illyricum profectus esset, quod eas quoque nationes adire et regiones cognoscere volebat, subitum bellum in Gallia coortum est. Eius belli haec fuit causa. P. Crassus adulescens cum legione VII. proximus mare Oceanum in Andibus hiemabat. Is, quod in his locis inopia frumenti erat, praefectos tribunosque militum complures in finitimas civitates frumenti causa dimisit; quo in numero est T. Terrasidius missus in Esuvios, M. Trebius Gallus in Coriosolites, Q. Velanius cum T. Silio in Venetos.
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