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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro III, capitolo 8
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Di questa città (i Veneti) è di gran lunga la più grande l'autorità su tutto il litorale di quelle regioni, perché possiedono numerosissime navi, con cui sono soliti navigare fino in Britannia, e superano gli altri per conoscenza e pratica delle cose nautiche, e poiché in un mare tanto vasto e aperto, con pochi porti disseminati, che essi stessi controllano, tengono quasi tutti quelli che sono soliti navigare su quel mare come loro tributari. Da loro ha inizio la cattura di Silio e Velanio, perché credevano che per mezzo loro avrebbero recuperato i propri ostaggi, che avevano dato a Crasso. Spinti dall'autorità di costoro, i popoli vicini (poiché le decisioni dei Galli sono improvvise e repentine) trattengono per lo stesso motivo Trebio e Terrasidio, e inviati rapidamente ambasciatori tramite i propri capi, si giurano a vicenda che non agiranno se non di comune accordo e che tutti subiranno la stessa sorte, e sollecitano le altre città a preferire rimanere nella libertà ricevuta dagli antenati piuttosto che sopportare la schiavitù dei Romani. Fatto rapidamente aderire alla propria opinione tutto il litorale, inviano una delegazione comune a Publio Crasso: se vuole riavere i suoi uomini, restituisca loro gli ostaggi.
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