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Allos Idem · Vol. unico · pag. 497 · versione 55
Cesare · De bello Gallico
Traduzione e analisi di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Versione d’autore: Cesare, De bello Gallico
Nel primo libro del De bello Gallico, Cesare riporta il discorso con cui il re germanico Ariovisto replica alle sue rimostranze. Ariovisto rivendica il diritto del vincitore di trattare i vinti come vuole, giustificando così il proprio dominio sugli Edui, alleati di Roma. Il passo mostra la freddezza con cui il capo germanico respinge ogni pretesa romana di intromettersi nei suoi affari.
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A questo Ariovisto rispose: era diritto di guerra che chi avesse vinto comandasse a coloro che aveva vinto, nel modo in cui voleva. Allo stesso modo il popolo romano era solito comandare ai vinti non secondo l'ordine altrui, ma secondo il proprio arbitrio. Se lui stesso non prescriveva al popolo romano in che modo usasse il proprio diritto, non era giusto che lui fosse ostacolato dal popolo romano nel proprio diritto. Gli Edui erano diventati suoi tributari, poiché avevano tentato la sorte della guerra e, scontratisi con le armi, erano stati sconfitti. Cesare gli faceva un grave torto, lui che con il suo arrivo rendeva le sue entrate più magre. Non avrebbe restituito agli Edui gli ostaggi, né avrebbe portato ingiustamente guerra né a loro né ai loro alleati, se fossero rimasti nei patti stabiliti e avessero pagato ogni anno il tributo; se non l'avessero fatto, il titolo di fratelli del popolo romano non sarebbe valso loro a nulla.
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ius esse
→ era diritto di guerra
Esse regge l'accusativo ius come soggetto dell'infinitiva dipendente da respondit: Ariovisto enuncia così il principio per cui il vincitore comanda il vinto.
Compare nel periodo 1.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Si … praescriberet
→ se lui stesso non prescriveva
Si + congiuntivo imperfetto (praescriberet) esprime nella comparazione indiretta la condizione posta da Ariovisto: la reciprocità che rivendica verso Roma.
Compare nel periodo 3.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
si … manerent
→ se fossero rimasti nei patti stabiliti
Si + congiuntivo (manerent) mantiene, anche nella subordinata, la condizione riportata indirettamente: la clemenza di Ariovisto dipende dal rispetto dei patti.
Compare nel periodo 6.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Ad haec Ariovistus respondit: ius esse belli ut qui vicissent iis quos vicissent quem ad modum vellent imperarent. Item populum Romanum victis non ad alterius praescriptum, sed ad suum arbitrium imperare consuesse. Si ipse populo Romano non praescriberet quem ad modum suo iure uteretur, non oportere se a populo Romano in suo iure impediri. Haeduos sibi, quoniam belli fortunam temptassent et armis congressi ac superati essent, stipendiarios esse factos. Magnam Caesarem iniuriam facere, qui suo adventu vectigalia sibi deteriora faceret. Haeduis se obsides redditurum non esse, neque his neque eorum sociis iniuria bellum inlaturum, si in eo manerent quod convenisset stipendiumque quotannis penderent; si id non fecissent, longe iis fraternum nomen populi Romani afuturum.
A questo Ariovisto rispose: era diritto di guerra che chi avesse vinto comandasse a coloro che aveva vinto, nel modo in cui voleva.
Allo stesso modo il popolo romano era solito comandare ai vinti non secondo l'ordine altrui, ma secondo il proprio arbitrio.
Se lui stesso non prescriveva al popolo romano in che modo usasse il proprio diritto, non era giusto che lui fosse ostacolato dal popolo romano nel proprio diritto.
Gli Edui erano diventati suoi tributari, poiché avevano tentato la sorte della guerra e, scontratisi con le armi, erano stati sconfitti.
Cesare gli faceva un grave torto, lui che con il suo arrivo rendeva le sue entrate più magre.
Non avrebbe restituito agli Edui gli ostaggi, né avrebbe portato ingiustamente guerra né a loro né ai loro alleati, se fossero rimasti nei patti stabiliti e avessero pagato ogni anno il tributo;
se non l'avessero fatto, il titolo di fratelli del popolo romano non sarebbe valso loro a nulla.
87 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
Si traduce «A questo Ariovisto rispose: era diritto di guerra…»: è l'apertura della celebre risposta del re germanico a Cesare nel primo libro del De bello Gallico, in cui rivendica il diritto del vincitore sul vinto.
Rivendica il diritto di guerra per cui chi vince comanda il vinto come vuole, allo stesso modo in cui Roma tratta i propri sudditi. Per questo considera legittimo il dominio imposto sugli Edui, già sconfitti in guerra, e respinge ogni interferenza romana nei suoi affari.
Perché erano un popolo alleato di Roma che Ariovisto aveva già sconfitto in guerra, riducendolo a tributario. Citandoli, il re germanico dimostra a Cesare che il suo potere sugli Edui è legittimo secondo lo stesso principio, il diritto del vincitore, che Roma applica ai propri sottoposti.
Lo stesso passo (Risposta di Ariovisto a Cesare) lo trovi qui: