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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro IV, capitolo 24
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Ma i barbari, saputo il piano dei Romani, mandata avanti la cavalleria e i carri da guerra, tipo di combattimento che sogliono usare per lo più nelle battaglie, seguendo con il resto delle truppe, impedivano ai nostri di scendere dalle navi. Per queste ragioni c'era somma difficoltà, perché le navi, per la loro grandezza, non potevano ancorare se non in acque profonde, mentre ai soldati, in luoghi ignoti, con le mani impedite, oppressi dal peso grande e pesante delle armi, toccava contemporaneamente gettarsi giù dalle navi, tenersi saldi tra i flutti e combattere contro i nemici, mentre quelli, avanzati sull'asciutto o un poco nell'acqua, con tutte le membra libere, in luoghi ben noti, scagliavano audacemente i dardi e spronavano i cavalli addestrati a ciò. Spaventati da queste cose e del tutto inesperti di questo genere di combattimento, i nostri non impiegavano lo stesso ardore e impegno che erano soliti mostrare nelle battaglie terrestri.
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