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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro IV, capitolo 27
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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I nemici, sconfitti in battaglia, non appena si furono ripresi dalla fuga, mandarono subito ambasciatori a Cesare per la pace; promisero che avrebbero dato ostaggi e fatto tutto ciò che avesse ordinato. Insieme a questi ambasciatori venne Commio l'Atrebate, che avevo già ricordato sopra come inviato in anticipo da Cesare in Britannia. Costui, sceso dalla nave, mentre portava loro, come ambasciatore, i messaggi di Cesare, lo avevano catturato e gettato in catene; Poi, avvenuto lo scontro, lo rimandarono libero e, nel chiedere la pace, attribuirono la colpa dell'accaduto alla folla e chiesero che fosse perdonato per la loro imprudenza. Cesare, lamentandosi del fatto che, pur avendo essi stessi spontaneamente inviato ambasciatori nel continente a chiedere la pace, avessero poi mosso guerra senza motivo, disse che perdonava la loro imprudenza e ordinò ostaggi; Di questi essi ne diedero subito una parte, e dissero che avrebbero dato l'altra, fatta venire da luoghi più lontani, entro pochi giorni. Intanto ordinarono ai loro uomini di tornare nei campi, e i capi cominciarono a radunarsi da ogni parte e a raccomandare se stessi e le proprie città a Cesare.
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