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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro V, capitolo 16
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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In tutto questo genere di combattimento, che si svolgeva sotto gli occhi di tutti e davanti all'accampamento, si comprese che i nostri, per il peso delle armi, poiché non potevano inseguire chi cedeva né osavano allontanarsi dalle insegne, erano poco adatti a fronteggiare questo tipo di nemico, mentre la cavalleria combatteva in battaglia con grande pericolo, perché quelli spesso cedevano anche di proposito e, quando avevano allontanato un poco i nostri dalle legioni, saltavano giù dai carri e combattevano a piedi in una lotta impari. La natura del combattimento a cavallo comportava lo stesso pericolo per chi cedeva e per chi inseguiva. Si aggiungeva a questo il fatto che non combattevano mai in massa ma radi e a grandi intervalli, e disponevano di postazioni distribuite, e gli uni si davano il cambio agli altri via via, e uomini integri e riposati subentravano agli stanchi.
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