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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro V, capitolo 17
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Il giorno seguente i nemici si fermarono sui colli lontano dall'accampamento e cominciarono a mostrarsi radi e a provocare la nostra cavalleria in battaglia con meno vigore del giorno prima. Ma a mezzogiorno, quando Cesare aveva mandato tre legioni e tutta la cavalleria a foraggiare sotto il legato Gaio Trebonio, all'improvviso da ogni parte piombarono sui foraggiatori, al punto da non allontanarsi dalle insegne e dalle legioni. I nostri li respinsero con vigore attaccandoli e non smisero di inseguirli, finché la cavalleria, fiduciosa nel sostegno perché vedeva le legioni alle proprie spalle, mise in fuga precipitosa i nemici e, uccisone un gran numero, non diede loro la possibilità né di radunarsi né di fermarsi né di saltare giù dai carri. Subito dopo questa fuga gli ausiliari, che erano confluiti da ogni parte, si dispersero, e da allora i nemici non si scontrarono più con noi con tutte le loro forze.
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