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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro V, capitolo 18
Traduzione a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
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Cesare, saputo il loro piano, condusse l'esercito verso il fiume Tamigi, al confine del territorio di Cassivellauno. Questo fiume si può attraversare a piedi soltanto in un punto, e a fatica. Giunto lì, si accorse che sull'altra riva del fiume erano schierate grandi forze nemiche. La riva era fortificata con pali aguzzi piantati davanti, e pali dello stesso tipo, conficcati sott'acqua, erano nascosti dalla corrente. Saputo questo dai prigionieri e dai disertori, Cesare, mandata avanti la cavalleria, ordinò alle legioni di seguirla subito. Ma i soldati avanzarono con tale rapidità e slancio, pur emergendo dall'acqua soltanto con la testa, che i nemici non riuscirono a reggere l'assalto delle legioni e della cavalleria, abbandonarono le rive e si diedero alla fuga.
Caesar cognito consilio eorum ad flumen Tamesim in fines Cassivellauni exercitum duxit; quod flumen uno omnino loco pedibus, atque hoc aegre, transiri potest. Eo cum venisset, animum advertit ad alteram fluminis ripam magnas esse copias hostium instructas. Ripa autem erat acutis sudibus praefixis munita, eiusdemque generis sub aqua defixae sudes flumine tegebantur. His rebus cognitis a captivis perfugisque Caesar praemisso equitatu confestim legiones subsequi iussit. Sed ea celeritate atque eo impetu milites ierunt, cum capite solo ex aqua exstarent, ut hostes impetum legionum atque equitum sustinere non possent ripasque dimitterent ac se fugae mandarent.
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