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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro V, capitolo 21
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Difesi i Trinobanti e messi al riparo da ogni sopruso dei soldati, i Cenimagni, i Segontiaci, gli Ancaliti, i Bibroci e i Cassi, inviate delle ambascerie, si arrendono a Cesare. Da loro viene a sapere che non lontano da lì si trova l'oppido di Cassivellauno, difeso da selve e paludi, dove si era radunato un numero considerevole di uomini e di bestiame. I Britanni chiamano oppido un luogo dove hanno fortificato con un vallo e un fossato selve impervie, dove sono soliti radunarsi per evitare le incursioni nemiche. Vi si dirige con le legioni: trova un luogo splendidamente difeso dalla natura e dall'arte; tuttavia si sforza di attaccarlo da due lati. I nemici, dopo una breve resistenza, non ressero all'urto dei nostri soldati e si gettarono fuori da un'altra parte dell'oppido. Lì fu trovato un gran numero di capi di bestiame, e molti furono catturati e uccisi nella fuga.
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