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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro V, capitolo 23
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Ricevuti gli ostaggi, riconduce l'esercito verso il mare, e trova le navi riparate. Tirate in secco queste, poiché aveva un gran numero di prigionieri e alcune navi erano andate perdute nella tempesta, decise di riportare l'esercito in due viaggi. E così accadde che, di tanto numero di navi e tanti viaggi, né in questo né nell'anno precedente venisse a mancare una sola nave che trasportasse soldati; invece, di quelle che venivano rimandate vuote dal continente verso di lui, sia del precedente convoglio dopo che i soldati erano sbarcati, sia di quelle che poi Labieno aveva fatto costruire, in numero di sessanta, pochissime raggiunsero il luogo stabilito, e quasi tutte le altre furono respinte indietro. Avendole Cesare attese invano per un po', per non essere impedito dalla navigazione a causa della stagione, poiché si avvicinava l'equinozio, dispose i soldati necessariamente più stretti e, sopraggiunta una grande calma, salpato durante la seconda veglia, all'alba toccò terra e condusse tutte le navi incolumi.
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