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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro V, capitolo 24
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Tirate in secco le navi e tenuta l'assemblea dei Galli a Samarobriva, poiché in quell'anno il grano era cresciuto scarso in Gallia a causa della siccità, fu costretto, diversamente dagli anni precedenti, a disporre l'esercito negli accampamenti invernali distribuendo le legioni in più città. Di queste ne diede una da condurre tra i Morini al legato Gaio Fabio, un'altra tra i Nervi a Quinto Cicerone, una terza tra gli Esubi a Lucio Roscio; ordinò che una quarta svernasse tra i Remi con Tito Labieno, al confine dei Treveri. Ne collocò tre tra i Belgi: vi pose a capo, come legati, il questore Marco Crasso, Lucio Munazio Planco e Gaio Treboni. Inviò un'unica legione, che aveva arruolato poco prima oltre il Po, e cinque coorti tra gli Eburoni, la cui parte maggiore si trova tra la Mosa e il Reno, e che erano sotto il comando di Ambiorige e Catuvolco. Ordinò che a questi soldati fossero preposti come legati Quinto Tiburzio Sabino e Lucio Aurunculeio Cotta. Ritenne che, distribuite in questo modo le legioni, si potesse più facilmente rimediare alla scarsità di grano. E tuttavia gli accampamenti invernali di tutte queste legioni, eccetto quello che aveva dato da condurre a Lucio Roscio in una regione assai pacifica e tranquilla, si tenevano entro cento miglia. Egli intanto decise di restare in Gallia, finché non avesse saputo che le legioni erano sistemate e gli accampamenti invernali fortificati.
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