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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro V, capitolo 33
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Allora finalmente Titurio, che prima non aveva previsto nulla, si agitava e correva qua e là e disponeva le coorti, facendo tutto questo però timidamente, tanto che sembrava mancargli ogni risorsa; cosa che suole accadere per lo più a chi è costretto a prendere una decisione nel bel mezzo dell'azione. Cotta, invece, che aveva pensato che queste cose potessero accadere durante la marcia e per questo non era stato favorevole alla partenza, non mancava in nulla al bene comune e svolgeva, nel rivolgersi ed esortare i soldati, i compiti di un comandante, e in battaglia quelli di un semplice soldato. Poiché, a causa della lunghezza della colonna, non riuscivano facilmente a occuparsi personalmente di tutto e a prevedere che cosa si dovesse fare in ciascun luogo, ordinarono di far annunciare che si abbandonassero le salmerie e ci si disponesse in cerchio. Questa decisione, anche se in un caso simile non è da biasimare, tuttavia ebbe un esito sfavorevole: infatti diminuì la fiducia dei nostri soldati e rese i nemici più audaci nel combattere, perché sembrava che fosse stata presa non senza grande timore e disperazione. Inoltre accadde, come era inevitabile, che i soldati si allontanassero alla rinfusa dai vessilli, che ciascuno si affrettasse a cercare e afferrare dalle salmerie ciò che gli era più caro, e che ogni cosa si riempisse di grida e di pianto.
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