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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro V, capitolo 37
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Sabino ordina che lo seguano i tribuni militari che in quel momento aveva intorno a sé e i centurioni dei primi ordini, e, avvicinatosi ad Ambiorige, avendogli questi ordinato di gettare le armi, esegue l'ordine e comanda ai suoi di fare lo stesso. Nel frattempo, mentre trattano tra loro le condizioni e Ambiorige prolunga di proposito il colloquio, a poco a poco viene circondato e ucciso. Allora, secondo il loro costume, gridano la vittoria e levano urla, e, sferrato un attacco contro i nostri, ne scompigliano le file. Lì Lucio Cotta viene ucciso combattendo insieme alla maggior parte dei soldati. I superstiti si ritirano nell'accampamento da cui erano usciti. Tra questi, l'aquilifero Lucio Petrosidio, oppresso da una grande moltitudine di nemici, getta l'aquila dentro il vallo; lui stesso viene ucciso davanti all'accampamento combattendo valorosissimamente. Quelli resistono a stento all'assalto fino a notte; di notte, disperando ormai della salvezza, si uccidono tutti da soli, fino all'ultimo. Pochi, sfuggiti dalla battaglia, per vie incerte attraverso le selve giungono agli accampamenti invernali del legato Tito Labieno e lo informano di quanto accaduto.
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