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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro V, capitolo 37
Traduzione a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
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Sabino ordina che lo seguano i tribuni militari che in quel momento aveva intorno a sé e i centurioni dei primi ordini, e, avvicinatosi ad Ambiorige, avendogli questi ordinato di gettare le armi, esegue l'ordine e comanda ai suoi di fare lo stesso. Nel frattempo, mentre trattano tra loro le condizioni e Ambiorige prolunga di proposito il colloquio, a poco a poco viene circondato e ucciso. Allora, secondo il loro costume, gridano la vittoria e levano urla, e, sferrato un attacco contro i nostri, ne scompigliano le file. Lì Lucio Cotta viene ucciso combattendo insieme alla maggior parte dei soldati. I superstiti si ritirano nell'accampamento da cui erano usciti. Tra questi, l'aquilifero Lucio Petrosidio, oppresso da una grande moltitudine di nemici, getta l'aquila dentro il vallo; lui stesso viene ucciso davanti all'accampamento combattendo valorosissimamente. Quelli resistono a stento all'assalto fino a notte; di notte, disperando ormai della salvezza, si uccidono tutti da soli, fino all'ultimo. Pochi, sfuggiti dalla battaglia, per vie incerte attraverso le selve giungono agli accampamenti invernali del legato Tito Labieno e lo informano di quanto accaduto.
Sabinus quos in praesentia tribunos militum circum se habebat et primorum ordinum centuriones se sequi iubet et, cum propius Ambiorigem accessisset, iussus arma abicere imperatum facit suisque ut idem faciant imperat. Interim, dum de condicionibus inter se agunt longiorque consulto ab Ambiorige instituitur sermo, paulatim circumventus interficitur. Tum vero suo more victoriam conclamant atque ululatum tollunt impetuque in nostros facto ordines perturbant. Ibi Lucius Cotta pugnans interficitur cum maxima parte militum. Reliqui se in castra recipiunt unde erant egressi. Ex quibus Lucius Petrosidius aquilifer, cum magna multitudine hostium premeretur, aquilam intra vallum proiecit; ipse pro castris fortissime pugnans occiditur. Illi aegre ad noctem oppugnationem sustinent; noctu ad unum omnes desperata salute se ipsi interficiunt. Pauci ex proelio lapsi incertis itineribus per silvas ad Titum Labienum legatum in hiberna perveniunt atque eum de rebus gestis certiorem faciunt.
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