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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro V, capitolo 39
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Perciò, inviati subito messaggeri ai Ceutroni, ai Grudi, ai Levaci, ai Pleumossi, ai Geidumni, che sono tutti sotto il loro dominio, radunano quante più forze possono e piombano all'improvviso sugli accampamenti invernali di Cicerone, non essendo ancora giunta a lui la notizia della morte di Titurio. Anche a lui capitò, come fu inevitabile, che alcuni soldati, usciti nelle selve per raccogliere legna e materiale da fortificazione, venissero sorpresi dall'improvviso arrivo della cavalleria. Circondata la legione con grandi forze, gli Eburoni, i Nervi, gli Aduatuci e tutti gli alleati e clienti di questi popoli iniziano ad assalirla. I nostri accorrono rapidamente alle armi e salgono sul vallo. Quel giorno si resiste a fatica, perché i nemici riponevano ogni speranza nella rapidità e, ottenuta questa vittoria, confidavano di essere vincitori per sempre.
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